Il disegno di legge Cirinnà che punta a regolamentare le unioni civili è incostituzionale? È a questa domanda che dovranno rispondere #Governo e Parlamento prima di dare il via libera al testo finale tuttora in discussione. L’ultimo scoglio è stato fatto rilevare direttamente dal Quirinale e riguarda una recente pronuncia della Corte Costituzionale che, nel 2010, ha sgomberato il campo in modo netto dall’equiparazione del matrimonio tradizionale a quello tra coppie dello stesso sesso. Un concetto chiaro che i padri costituenti vollero calcare: “Tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”.

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Partendo da questo presupposto le unioni civili apparirebbero ancora come un’utopia per l’Italia. Ma c’è e resiste - nonostante frizioni e resistenze spesso di facciata - una convinzione diffusa di fare quel passo in avanti per restituire una sostanziale democrazia dei diritti a coloro che oggi ne sono privi.

Un nuovo Istituto

Per #Matteo Renzi la strada intrapresa è quella giusta sia in materia di unioni civili (artt.2 e 3), sia per ciò che concerne la stepchild adoption (art.5). Le indicazioni di Mattarella non potranno essere tuttavia trascurate dal premier, anche perché è proprio sui cavilli costituzionali che si gioca la partita. L’ala cattolica del PD d’intesa con NCD e UDC hanno issato metaforicamente le loro barricate e il Family Day del 30 gennaio prossimo rappresenta in tal senso un ultimo avvertimento.

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La soluzione che ha preso corpo nelle ultime ore e che potrebbe far raggiungere un compromesso tra le forze politiche, sarebbe quella di creare un nuovo Istituto differente dal matrimonio ma che racchiuda al suo interno i soli diritti civili per le coppie omosessuali. In tal modo si tratterrebbe di tue tipologie di unioni del tutto indipendenti l’una dall’altra anche dal punto di vista costituzionale.

Il veto della Chiesa

Bypassato il problema (più politico che etico) dell’equiparazione tra matrimoni, resta quello legato alla stepchild adoption. L’adozione del figlio biologico del partner, è bene ricordarlo, è già legge dello Stato dal 2007. Il ddl Cirinnà vorrebbe rafforzare questo diritto ed estenderlo anche alle coppie omosessuali. Un’eresia per la frangia cattolica che ha richiamato alle armi i suoi adepti per alzare un coro di opposizione al disegno dell’esecutivo. La #Chiesa è intervenuta ufficialmente nel dibattito con il presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Il cardinale nell’esprimere il suo sostegno per il Family Day (“una manifestazione condivisibile”) ha lanciato una stoccata in piena regola a proposito del ddl Cirinnà.

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“Mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento - ha attaccato Bagnasco - rispetto ai veri problemi dell’Italia come il lavoro, la sicurezza sociale e il welfare”.

Le reazioni politiche

Il problema dell’ingerenza del Vaticano sulla vita politica italiana c’era e ci sarà. A replicare alle stoccate cardinalizie provenienti da Genova, Arturo Scotto. “Con tutto il rispetto verso il cardinale Bagnasco - ha affermato l’esponente di spicco di SEL - non tocca alla Cei stabilire quali sono le priorità del Parlamento. A ciascuno il suo mestiere”. Lorenzo Cesa, segretario dell’UDC, ha invece ricordato ai sostenitori del ddl Cirinnà il richiamo della sentenza della Consulta: “Stabilisce un chiaro no alle equiparazioni tra matrimoni e unioni delle coppie omosessuali”. “I correttivi agli artt.2 e 3 risultano inevitabili - ha concluso - per non incorrere in un rischio di incostituzionalità”.