In occasione dell'assemblea nazionale dei Comitati per il No al referendum costituzionale, svoltasi a Roma questo sabato 21 gennaio, Blasting News ha intervistato in esclusiva Nicola Fratoianni, ultimo coordinatore nazionale di SEL e deputato di sinistra Italiana. Ecco che cosa ci ha detto.

'No alleanze col PD. Le forze politiche non si costruiscono in funzione degli altri, i satelliti non servono'

Fratoianni, si avvicina il vostro congresso fondativo: qual è il senso oggi della costruzione di una nuova forza politica della sinistra in questo paese?

"Il senso è quello di un bisogno e di una necessità, quella di ridare un'offerta politica, ma anche un luogo, una casa e uno strumento a chi pensa che non sia affatto fuori dalla storia la distinzione fra destra e sinistra. E che anzi nel momento in cui le disuguaglianze raggiungono il picco massimo, ricostruire un punto di vista solido da sinistra in questo paese sia assolutamente necessario".

Nel vostro partito coesistono due anime riguardo al tema del "centrosinistra": lei crede che sia possibile ricostruire un'alleanza oggi col PD?

"No, non si può. E non credo debba essere questo il terreno della discussione del nostro congresso. Non si ricostruisce nulla se questo qualcosa muove in funzione di quanto succede a casa d'altri.

Invece si ricostruisce qualcosa se si definisce una proposta, delle idee, delle pratiche politiche, un'autonomia, un'identità e un progetto; poi sulla base di questo ci si misura ovviamente con tutti con grande attenzione e intelligenza. Ma lo si fa non prima, bensì dopo aver ricostruito una forza".

Al massimo fra un anno ci saranno le Elezioni politiche, sarà necessario per voi un confronto con le altre forze organizzate della sinistra...

"Intanto visto che siamo qui all'assemblea nazionale dei Comitati per il No al referendum, la prima dopo la grande vittoria del 4 dicembre, dico che è facile guardare a chi sta qui, cioè a un pezzo largo di paese che si è mobilitato, spesso fuori da ogni organizzazione soggettiva, ma che si è attivato per obiettivi e valori ben precisi.

Poi è facile e necessario guardare a tutti quelli che in Italia, da anni, dentro e fuori le forme classiche della politica, hanno mantenuto una resistenza e una capacità di proposta. E dunque serve ricostruire una larga proposta condivisa che provi a rimettere insieme anche livelli diversi, in cui ognuno riconosca l'altro nella sua specificità e utilità, in un rapporto potenzialmente virtuoso che rimetta al centro le proposte e le idee.

Tutto questo non può mai vivere dentro una bolla che sta nel vuoto, ma deve declinarsi nella realtà, e lo fa solo se è in grado di definire prima una proposta. Altrimenti si finisce, e il rischio c'è anche nel nostro dibattito, per essere una funzione di un'altra cosa, un satellite, e per avere un ruolo ancillare. Ma così non serviremmo a niente."

'Referendum lavoro? Si voti oppure aboliscano i voucher'

Sui referendum sul lavoro, non ha il timore che il Governo possa modificare la legge per impedire la consultazione?

"Da cosa leggo mi sembra che ogni modifica si muove non nel senso di una radicale revisione delle normative che hanno peggiorato le vite delle persone e aumentato il grado di sfruttamento, arricchendo pochi.

Ma si muovono solo con l'obiettivo che il referendum non si faccia. Questa prospettiva va battuta con forza e senza dubbi. Bisogna far votare i cittadini, oppure se vogliono cambiare davvero approvino la nostra proposta depositata in parlamento di abrogare i voucher"