Proposte di nuovi metodi di misurazione e di nuovi indicatori per le nazioni europee, e rivoluzione delle politiche agricole dell’unione in senso green. Sono due dei punti principali del decalogo che, in vista del Consiglio Europeo del 22-23 novembre, i direttori del WWF dei vari paesi europei hanno proposto in una lettera aperta ai capi di Stato. Una lettera che si intitola “Per un’Europa più sostenibile”, perché il WWF ritiene che “sia necessario affrontare ora le sfide ambientali, sociali ed economiche per pianificare una transizione ecologica verso una società europea più sostenibile”.
Vediamo nel dettaglio i dieci punti dell’appello di Parigi:
1. Internalizzare i costi ambientali esterni nei processi decisionali governativi, aziendali ed economici;
2. Sviluppare indicatori ambientali del benessere sociale diversi dal Pil. Tali indicatori dovrebbero costituire la base della formazione delle politiche e dei processi decisionali, compresi i programmi di riequilibramento economico per i paesi in forte crisi come la Grecia il Portogallo.
3. Riorientare il bilancio europeo 2014-2020 per porre fine ai sussidi dannosi dal punto di vista ambientale e riorientarli verso i settori della green economy (innovazione ecologica, energia e risparmio delle risorse, energia rinnovabile, edilizia sostenibile, veicoli a basse emissioni di carbonio, agricoltura sostenibile ecc.) che sono più sostenibili e capaci di creare maggiore occupazione.
Almeno il 25% del prossimo bilancio europeo dovrebbe essere allocato alla lotta ai cambiamenti climatici e ai relativi adattamenti, e il 15% dovrebbe finanziare la protezione della biodiversità e delle risorse naturali;
4. Riformare radicalmente la Politica Agricola Comune, rafforzando il secondo “pilastro” dello sviluppo rurale, destinando il 50% delle risorse alle misure per sostenere le sfide ambientali e promuovere pratiche agricole più sostenibili, e riformando in modo significativo il primo “pilastro” con una componente “verde” efficace, per garantire così una legittimazione delle risorse che il bilancio UE impegna per l’agricoltura;
5. Porre fine ai sussidi pubblici per le infrastrutture high-carbon come il traffico aereo e stradale e garantire al contrario sostegno ai trasporti low-carbon che oltre a soddisfare obiettivi ambientali più diffusi e ridurre gli impatti come la frammentazione degli habitat, includono il trasporto pubblico e forme di trasporto intelligente (es.
car sharing, car pooling).
6. Porre fine ai sussidi per i combustibili fossili e riorientarli verso fonti energetiche ad alta efficienza e rinnovabili;
7. Aumentare il budget del programma LIFE, fino a raggiungere l'1% del prossimo bilancio europeo 2014 - 2020, allo scopo di sostenere la conservazione della biodiversità in Europa;
8. Rafforzare piuttosto che indebolire le valutazioni di impatto ambientale, che sono cruciali per aumentare l'efficienza dei progetti europei e ridurre il rischio di incidenti e di impatti negativi sul territorio;
9. Rafforzare l'obiettivo della riduzione delle emissioni per l'Unione Europea dal 20% al 30% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 e raggiungere obiettivi di efficienza energetica rafforzando al tempo stesso l’Emission Trading Scheme (ETS) per Europa;
10. Introdurre una tassa sulla transazioni finanziarie per controllare meglio il sistema finanziario ricavando nuovi fondi pubblici per la transizione ecologica nell'Unione Europea.