Addio a pasta e pane nel 2050. Nuda e cruda verità o pura follia? Stando a quanto riportato dall’International Food Policy Research Institute sarebbe tutto terribilmente vero. Gli innalzamenti progressivi della temperatura globale porteranno, a lungo andare, un danneggiamento alle colture di grano duro che sfoceranno nella scomparsa della produzione di pasta e pane.
Lo studio americano ha unito due dati banali ma fondamentali. A causa del riscaldamento del pianeta le temperature diventeranno più calde e la produzione calerà ma, inoltre, la popolazione aumenterà di numero fino a toccare una soglia di dieci miliardi di individui.
Tutto ciò porterà ad un aumento dei prezzi e a una successiva diminuzione di consumo. L’Università di Stanford ha dichiarato che negli ultimi 50 anni la produzione di cereali è diminuita del 5,5% e questa percentuale tenderà ad aumentare sempre di più. Questa situazione preoccupa molte persone e molti italiani. E’ vero che non c’è nemmeno un rimedio?
A dire la verità la questione da affrontare è delicata. Non si sa con certezza se il frumento non crescerà più o crescerà soltanto in quantità veramente ridotte, ma uno spiraglio di speranza c’è: è possibile che le coltivazioni possano essere più resistenti al caldo e alla scarsità di acqua grazie alla decodificazione del genoma del frumento e questo gioverebbe molto a tutti gli amanti della pasta ancor prima del pane. E per ora, a noi consumatori, non resta altro da fare che sperare che non ci sia l’estinzione di questi due alimenti.