Il commercio illegale di pelle di pitone proveniente dal sud-est asiatico rischia di determinare l’estinzione di questa specie animale. L’Europa è il principale importatore di questa materia prima che trova ampio uso nell’ambito dell’industria conciaria e della moda. In particolare proprio l’Italia è al primo posto come importatore mondiale di queste preziose pelli, ma anche Francia e Germania contribuiscono in maniera sostanziosa a questo depauperamento ecologico.
Secondo stime della Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ogni anno dal sud-est asiatico viene esportato nel mondo quasi mezzo milione di pelli di pitone, generando un giro di affari di un miliardo di dollari all’anno.
I principali paesi esportatori al mondo sono l’Indonesia, il Vietnam, il Laos e la Malesia. Questo mercato presenta elementi di illegalità a causa del fatto che non è organizzato in maniera trasparente, non consentendo in tal modo di verificare che non vengano superate le quote previste e concordate per il ricavato delle pelli. Inoltre il deficit di trasparenza impedisce di verificare che le pelli provengano da animali in cattività oppure siano ricavate dalla cattura di animali selvatici. La specie maggiormente a rischio è quella del Pyton reticulatus: solo il 20% delle pelli ricavate da questa specie di pitone deriverebbe dall’allevamento regolare di animali in cattività, la rimanente percentuale invece sarebbe di provenienza illegale e le pelli sarebbero dunque ricavate da animali selvatici oltre la quota prefissata e consentita.
Oltre ad esistere dunque un limite alla possibilità di cattura dell’animale allo stato selvatico, rappresentato appunto dalla quota consentita, questa attività spesso non rispetta la normale avvertenza consistente nella necessità di catturare esclusivamente esemplari non prima del raggiungimento dell’età riproduttiva, onde non determinare una ricaduta numerica significativa sulla specie esistente. L’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ha dunque invitato i produttori ad implementare un sistema trasparente che consenta la tracciabilità delle pelli, dimostrando in tal modo che l’approvvigionamento delle stesse avviene in maniera legale.
Proprio in questi giorni è al vaglio di una commissione di esperti dell’UE l’adozione di un provvedimento che bandisca il traffico illegale di pelli di pitone provenienti dal sud-est asiatico, in particolare di quelle provenienti dal Vietnam e dall’Indonesia.
Proprio in riferimento al commercio delle pelli di pyton reticulatus provenienti da questi due paesi sembrerebbe che a breve possa scattare una vera e propria messa al bando: nei confronti del Vietnam il provvedimento in questione sarebbe ormai in via di definizione, mentre verso l’Indonesia si prevede che possa essere adottato a febbraio dell’anno venturo.