Il Parlamento Europeo ha approvato durante lariunione plenaria di Strasburgo una risoluzione che ha come obiettivo quello di dare un deciso stop al fenomeno della biopirateria. Con il termine biopirateria si definisce l'abitudine di brevettare e commercializzare piante con proprietàmedicinali e rimedi tradizionali di paesi in via di sviluppo adottata da numerose multinazionali, una pratica che impedisce di condividere i profitti con lepopolazioni indigene e stoppa di fatto lo sviluppo economico.
Proprio tema della biopirateria, che risulta particolarmente delicato, gli eurodeputati hanno commentato he, ponendosi come ente che combatte la povertà, l'Unione Europea ha il dovere di porsi in prima persona per garantire che i beneficisiano condivisi equamente e che i paesi in via di sviluppo siano aiutatinella costruzione di meccanismi giuridici e istituzionali e nella comprensionedei sistemi di protezione dei brevetti.
Insomma, la biopirateria va in sensodiametralmente opposto agli obiettivi da raggiungere per portare sulla stradadel progresso i paesi in via di sviluppo.
Glieurodeputati sostengono infatti che il 70%delle popolazioni povere del mondo "dipende direttamente dalla biodiversitàper la sopravvivenza e il benessere" e che le nostre normative che dovrebbero regolare l'utilizzodelle risorse naturali e delle conoscenze tradizionali non hanno una definizione ben precisa:le aziende si appigliano all'assenza di una normativa chiara in merito per continuare a portare avanti una pratica scorretta. Nonostante siano in essere accordi internazionali che proteggono diritti delle popolazioni indigene in materia,non ci sono ancora i meccanismi per farle rispettare.