Dal 1° gennaio 2013 è entrata in vigore in Italia la multa per chi produce e commercializza sacchetti di plastica che non sono conformi alla normativa UNI EN 13432 del 2002. La multa ha un ammontare variabile fra i 2.500 e i 25.000 euro, con possibilità di aumento fino a 4 volte nel caso di grandi quantità di sacchetti.

Vediamo come si è arrivati a questo provvedimento: Il divieto di produrre e commercializzare sacchetti non conformi alla normativa europea era già in vigore dal 1° gennaio 2011, per effetto del Decreto Milleproroghe (d.l. 225/2010) ma si trattava di un divieto la cui violazione era sprovvista di effettiva sanzione.

La dissuasione a produrre sacchetti non conformi era realizzata mediante tassazione particolare. La L. 24 marzo 2012 n. 28 recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale (convertendo in legge il d.l. 2/2012) aveva  previsto un regime sanzionatorio vero e proprio, basato sulla irrogazione di una multa, che sarebbe però dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2014. Infine il Decreto Sviluppo Bis (L. 18 dicembre 2012 n. 222) ha stabilito l’anticipazione di un anno nell’entrata in vigore della multa.

La normativa europea UNI EN 13432 prevede che i sacchetti di plastica per essere considerati legali debbano essere oltre che biodegradabili, ossia prodotti senza ricorrere ad uso di additivi nocivi, anche compostabili e affinché ciò possa essere garantito è stato previsto che essi debbano avere uno spessore minimo di 200 micron, per le buste ad uso alimentare e di 100 micron per quelle destinate ad altri usi.

Nel caso in cui lo spessore dovesse risultare inferiore ai suddetti criteri è previsto che i sacchetti debbano avere una composizione interamente compostabile.

La scelta di anticipare l’entrata a regime della sanzione ha suscitato reazioni contrapposte. Claudio Maestrini, presidente di Assoecoplast, associazione che rappresenta i produttori di plastica resa biodegradabile con l'utilizzo di additivi verdi si è a suo tempo detto preoccupato per l’anticipazione dell’entrata a regime della sanzione pecuniaria “nei confronti dei produttori di buste di plastica non compostabile, anche se biodegradabile”.

Maestrini ha aggiunto che la decisione del governo è “del tutto incomprensibile, perché invece di favorire lo sviluppo di un settore strategico come la chimica verde, elimina dal mercato la vendita di prodotti plastici di minor impatto ambientale e a costo contenuto”.

Il provvedimento, asserisce Maestrini, “di fatto cancella dal nostro Paese un settore produttivo costituito da oltre 120 aziende, con un fatturato annuo di almeno 800 milioni di euro''.

Legambiente, che già all’indomani dell’adozione del d.l. n. 2/2012, attraverso il suo direttore generale Rossella Muroni, si era detta soddisfatta della scelta di introdurre un vero e proprio regime sanzionatorio, sarà adesso ulteriormente compiaciuta per l’anticipazione di un anno dell’entrata in vigore di esso.

Resta comunque aperta la questione delle ripercussioni economiche che il provvedimento avrà sulle aziende produttrici, le quali fino all’ultimo avevano chiesto il mantenimento dell’entrata a regime nel 2014 per avere il tempo, pur contestandola, di adeguarsi alla normativa europea.