Gli uffici competenti dellaRegione siciliana (Assessorato regionale dell'Energia, Ufficio di PubblicaUtilità) il 10 ottobre 2012 hanno dato il loro nulla osta per avviare ricerchepetrolifere nella Valle del Belice. La notizia trapelata da alcuni giorni hagià messo in allarme ambientalisti e forze politiche tradizionalmente piùvicine alle tematiche ambientali.

La società che ha ottenuto l'autorizzazione acompiere una trivellazione esplorativa èla Enel Longanesi che ha presentatola relativa istanza il 24 agosto 2011.L'area interessata ha una estensione di 600 Kmq e copre porzioni di territorioappartenenti alle provincie di Agrigento(Montevago, Santa Margherita Belice), Palermo(Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Monreale,Partinico, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirrello e San Giuseppe Jato)e Trapani (Alcamo, Gibellina,Poggioreale e Salaparuta).

I lavori di perforazione del pozzo esplorativo (dellaprofondità variabile fra i 2.000 e i 3.500 metri) che sono stati autorizzati dallaRegione dovranno svolgersi entro 42 mesi dall'ottenimento del permesso.

La Valle del Belice è quelterritorio siciliano che nella notte fra il 14 e il 15 gennaio del 1968 fucolpito da una forte scossa di terremoto (6,1 di magnitudo) e dove ancora oggi,a distanza di 45 anni, c'è chi attende i soldi per completare le opere diricostruzione (recentemente la legge di stabilità ha stanziato 10 milioni dieuro).

Proprio sulla scorta di questa rimembranza storica un consigliereprovinciale di Trapani per Sinistra Ecologia e Libertà, Ignazio Passalacqua, hasollevato un interrogativo che attende risposta, chiedendosi se sia possibileconcedere autorizzazionialla trivellazione petrolifera in zone così notoriamente ealtamente sismiche.

Passalacqua, oltre ad evidenziare come questa autorizzazionesia essenzialmente incompatibile con investimenti concessi in questa zona dallaRegione, anche attingendo ai Fondi Europei (si parla di progetti per losviluppo culturale, paesaggistico, agricolo, turistico e zootecnico), specificache "tutto questo sta accadendo senza che ci siano poi ritorni economici,considerato che le Royalties pagate all'Italia dalle società concessionariesono tra le più basse al mondo e la Sicilia non ne trarrebbe alcun beneficio,ma pagherebbe un prezzo altissimo in termini di stupro del territorio, perditadell'appeal turistico, dissesto idrogeologico, elevato rischio di patologie emalattie sulla popolazione".