Il Gabon, la Repubblica Democratica del Congo e lo Zaire sono, come tutti sanno, i paesi dell’Africa occidentale con un’altissima concentrazione di foreste tropicali.

In passato, quale vicepresidente dell’ associazione Ecoturismo di Milano, ho partecipato per molti anni ad un’opera di salvaguardia delle foreste del Gabon ed in particolare alla costituzione del parco nazionale attorno alle cascate della Minguli sul fiume Ivindo, un progetto promosso dallo scomparso console onorario del Gabon Giuseppe Vassallo a cui hanno collaborato  Gustavo Gandini dell’università di Milano, Armando Bilardo, gli  studenti dell’associazione Brainforest di Libreville fondata dallo stesso Vassallo e il conservazionista americano Mike Faye.

Con l’attività di difesa delle foreste si è affrontata anche la protezione della fauna ed in particolare dei gorilla, scimpanzé, elefanti ed altre specie la cui sopravvivenza è fortemente minacciata per la facilità con cui i bracconieri oggi possono percorrere le strade che le multinazionali del legno hanno tracciato per centinaia di kilometri nel cuore della foresta.

La carne di foresta alimenta sia le squadre di operai forestali che i mercati clandestini delle città. In città la carne di gorilla é considerata una ‘’delicacy’’ e costa mediamente il 30 % in più della carne di bue. E’una carne molto apprezzata durante cerimonie private e pubbliche anche se proibita dalla convenzione di Washington che la maggior parte dei paesi ha sottoscritto.

Fu tramite l’incontro col giornalista e reporter Karl Ammann che venni a conoscere le vere proporzioni di questo massacro. Il suo libro ‘’Eating Apes’’ letteralmente ‘’Scimmie da mangiare’’, pubblicato con Dale Peterson dalla University of California Press, è una chiara e dettagliata descrizione dei fatti che avvengono in queste aree tropicali.

Un solo dato per renderne chiare le proporzioni: il commercio di carne di foresta o come meglio si chiama ‘’Bush meat’’ é stato calcolato nel solo Gabon vicino ai 50 milioni di dollari l’anno. Gorilla e scimpanzé fanno parte del conteggio. Una famiglia di gorilla può essere composta da una dozzina di individui tra cui il capo branco riconoscibile per la sua stazza di oltre due metri, un peso vicino ai 250 kg e per la inconfondibile schiena argentata.

Per uccidere il capo branco che oppone una strenua difesa della famiglia, non si può sbagliare e servono quindi pallottole speciali ad alta potenza e costose chiamate‘’chevrotines’’. Sono tutti sterminati escludendo possibilmente i piccoli richiesti da zoo e da privati sia in nord Africa che nei paesi arabi e in Asia.

Esiste tuttora una filiera di ricettatori e ‘’grossisti’’, finanziatori dei  bracconieri, che provvede all’esportazione clandestina dei piccoli orfani usufruendo spesso di false certificazioni e connivenze con funzionari di frontiera. Karl Amman ne ha fatto un documentario intitolato ‘’Cairo Connection’’ dopo aver scoperto il filone clandestino e filmati questi piccoli detenuti in zoo privati e in locali fatiscenti in alcuni hotel delle zone balneari del nord-est africano.

Un piccolo di gorilla, quando arriva vivo a destinazione, può valere sul mercato clandestino oltre 10.000 dollari. Uno scimpanzé attorno ai 5000. Dei 10.000 o 5.000 dollari il bracconiere ne ha ricavato da cinquanta a cento dollari per esemplare. Questi scenari di bracconaggio e sfruttamento delle specie animali sono molto frequenti anche in Asia e nelle foreste del Sud America.