Si fa un gran parlare delle responsabilità dell'uomo nei confronti dei disastri ambientali e dei cambiamenti climatici attuali. Lo sconvolgimento degli equilibri naturali sembra un dato accertato, sia per gli inquinanti immessi nel ciclo biologico che per le modificazioni degli assetti geografici del paesaggio che influirebbero sulla conformazione oro geografica.

In primo piano la responsabilità dell'uomo sulla sopravvivenza delle specie viventi, alcune specie rischiano l'estinzione (tipo il rinoceronte bianco), altre invece sembrano potenziarsi (vedi i topi).

L'uomo, espresso in alcuni suoi gruppi associativi da alcuni comportamenti produttivi e sociali a dir poco spregiudicati se non talvolta delinquenti, inquina avvelenando, costruisce abbattendo boschi secolari e unici per funzione e per estensione. Animali e vegetali vengono messi a dura prova dal comportamento umano.

In paleontologia decenni di ricerche, hanno permesso di scoprire variazioni ambientali meteorologiche cicliche, variazioni geografiche continue, variazioni vitali dinamiche documentate nel sedimento del terreno e dai suoi caratteri chimici; hanno permesso di trovare gran quantità di reperti fossili di tutti i tipi anche se si pensa che il totale di tutti i ritrovamenti non possa superare che l'1% del totale di quelli potenzialmente recuperabili.

Gli stessi continenti che noi conosciamo essere dove sono, hanno la loro conformazione e la loro posizione cambiata nei millenni: si suppone che 500milioni di anni fa i continenti occupassero uno spazio così diverso da quello attuale da apparire irriconoscibili agli occhi di un'osservatore attuale.L'unità di misura più comodo dello scorrere del tempo, per il periodo che stiamo considerando è il milione di anni.Da aggiungere che nel corso delle varie ere geologiche, a cicli di freddo si sono succeduti cicli di siccità e che enormi cataclismi dovuti a eruzioni vulcaniche e o precipitazione di grossi meteoriti, abbiano influito energicamente e significativamente sulla vita di numerose specie viventi.

Viviamo su un pianeta forse unico, quasi un albergo a cinque stelle. La nostra esistenza è legata a una pennellata di ossigeno alta pochi chilometri sopra una terra dura solo per poche decine. Sotto il magma incandescente, sopra lo spazio interplanetario: la nostra esistenza è legata a un soffio di vento e a un tappeto mobile in continuo ritrovato equilibrio. Più di 750 milioni di anni di trasformazioni: specie animali che si estinguono per far posto a nuove,. Lo studio della storia della terra pare ci indichi un'attività creativa incessante frenetica, perché spalmata nell'arco di epoche così lunghe che noi facciamo fatica a immaginare, molto lontana dai cicli vitali ai quali noi siamo abituati.

Alla luce dell'insieme di queste considerazioni, che senso può avere parlare di responsabilità nelle variazioni climatiche, di alterazione dell'ecosistema, e ancora di conservazione della natura, rispetto delle specie viventi, difesa degli animali a rischio di estinzione? Probabilmente nessuno, se non per la sopravvivenza della Terra come contenitore adatto alla specie "sapiens": il rispetto per la salvaguardia dell'attuale ecosistema ha senso solo se finalizzato a un sano egoistico istinto di conservazione. Non per il singolo, per la specie.