Il team di astronomi dell’Università di Liège di recente ha fatto una scoperta che rivoluzionerà il mondo dell’astronomia e dello studio dei pianeti. Nei mesi scorsi, infatti, utilizzando il telescopio robotico ‘TRAPPIST’ dall’Osservatorio dell’ESO, in Cile, gli studiosi hanno ‘trovato’ ben tre pianeti mai visti prima, che per dimensioni e temperatura sono comparabili a Venere a alla Terra. I risultati dello studio sono stati pubblicati quest’oggi sulla rivista ‘Nature’.

Pianeti difficili da rilevare

I tre nuovi pianeti si trovano in orbita ad una stella nana ultrafredda, rinominata ‘TRAPPIST-1’, che si trova a 40 anni luce dalla Terra, nella Costellazione dell’Acquario.

Due dei pianeti hanno un periodo orbitale che va da 1,5 a 2,4. Il terzo, invece, ha una rivoluzione più lunga, che va dai 4 e i 73 giorni. La scoperta è storica perché finora non era stato trovato nessun pianeta sull’orbita di una stella così debole. Proprio perché ‘TRAPPIST-1’ è così piccola e debole, non è visibile né a occhio nudo, né con i telescopi amatoriali. Viene definita ‘nana ultra-fredda’ perché è una stella molto longeva e di conseguenza molto meno calda del Sole. Le ‘nane ultra-fredde’ sono tra gli astri più comuni della via Lattea.

Grandi speranze per il futuro

Questa scoperta cambia, per l’ennesima volta, le carte in tavola per quanto concerne lo studio della composizione dell’universo.

Emmanuel Jehin, uno degli studiosi dell’Università di Liegi, ha dichiarato: “Questa scoperta cambia molto nello studio degli astri e nella ricerca di vita all’interno dell’universo. Finora si era soltanto ipotizzato che potessero esserci dei ‘mondi rossi’ intorno alle nane ultra-fredde, ma abbiamo appena scoperto che intorno a una di queste stelle c’è un sistema di ben tre pianeti!

Con i mezzi tecnologici attualmente a disposizione siamo limitati, possiamo studiare solo questo tipo di pianeti, simili alla Terra, per accertare che c’è della vita al di fuori del nostro pianeta. O almeno, è da qui che dobbiamo iniziare”.

I tre ‘nuovi’ pianeti hanno una distanza dal proprio astro-madre di cento volte inferiore rispetto a quella Terra-Sole.

Come detto, impiegano pochi giorni (due dei tre da 1,5 a 2,4 giorni; il terzo da 4 a 73) per compiere un giro intorno all’astro. Come sappiamo, la Terra ne impiega 365, quindi i corpi celesti appena scoperti sono decisamente più ‘veloci’ rispetto al nostro pianeta. Ma il team di astrologi dell’università belga, nonostante la vicinanza forse eccessiva all’astro madre crede che ci possa essere ugualmente vita, anche perché l’astro è longevo, di conseguenza debole e con radiazioni minori (seppur maggiori rispetto a quelle ricevute dalla Terra dal Sole). Tutte queste caratteristiche hanno fatto sì che l’astro fosse difficile da individuare ma, allo stesso tempo, anche inseribile nella (potenziale) ‘zona abitabile’.

Infine, Julien de Wit del MIT (Massachusetts Institute of Technology), commentando la scoperta ha lanciato un messaggio di speranza per il futuro: “Al momento, per conto dell’ESO e della NASA sono in costruzione diversi telescopi giganti. Il lancio è previsto per il 2018. Grazie a queste avanzate tecnologie, saremo in grado di studiare a fondo questi ‘nuovi’ pianeti e scoprire quasi immediatamente la presenza di acqua e di attività biologiche. Si tratta di un grande passo in avanti verso la ricerca di vita al di fuori del Sistema Solare”.