La riforma messa ancora alla prova da una burocrazia ingessata, le polemiche tra ambientalisti e riformatori, specie protette a rischi di estinzione e sfruttamento di idrocarburi.
Sono questi gli ingredienti che appartengono ad un nuovo caso di sfruttamento ambientale che minaccia di mettere a rischio l'ecosistema e la fauna del parco Val d'Agri in Basilicata.
Tra coloro che sostengono il rispetto della natura e coloro che vogliono lucrare senza criterio, una burocrazia che conferma tutte le sue lacune. Ma tra le due parti in causa, chi rischia di pagare il prezzo più alto e senz'altro il parco lucano e le specie che lo popolano.
La cicogna nera e l'avvoltoio capovaccaio a rischio
Da poco comparso l'appello per approvare la legge dei parchi prima della fine della legislatura, norma proposta per la gestioni dei parchi nazionali italiani. A fare ciò è stata Federparchi, l'associazione che si occupa di riunire gli enti gestori delle aree protette in Italia le quali, comprendono anche le riserve marine in totale il 10% del territorio nazionale. La riforma che in caso di sua accettazione va a sostituire la 394 del 1991 ma non è stata ancora presa in considerazione. Nonostante la sua maggioranza su carta è ferma, causa le obiezioni della Ragioneria generale dello Stato e dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, quest'ultimo afferma che la nuova legge può fermare l'estrazione di idrocarburi nelle aree protette italiane.
La verità è che l'unico parco interessato è quello di Val D'Agri nel quale ci sono ben cinque pozzi e da essi si continua ad estrarre. "Quei giacimenti erano già presenti prima e quando l'area è diventata parco naturale non si sono potuti escludere. Quel territorio è strategico perchè lì nidifichino specie rarissime come la cicogna nera e l'avvoltoio capovaccaio" ha detto il presidente della Federparchi, Giampiero Sammuri.
Ecco cosa ne pensa il presidente della Federparchi Giampietro Sammuri
Secondo Sammuri, le nuove leggi servono a rendere più veloci le nomine e i ricambi dei vertici, più libertà di manovra per i budget interni prefissati, ripristino del piano triennale di investimenti: 10 milioni all'anno per tre anni i quali si aggiungono ai 70 milioni all'anno da parte del governo.
Gli ambientalisti si dividono: Legambiente, Fai, Cai e Touring sono a sostegno di Federparchi mentre WWF, Lipu e Italia Nostra si oppongono. Quest'ultime sostengono che le nuove norme possono aumentare il potere di Regioni ed attori economici come agricoltori che vanno a scapito dello Stato. "Le aree protette devono essere gestite solo secondo criteri scientifici e di tutela del territorio. La politica, anche quella locale, deve starne fuori". Hanno affermato gli enti i quali sono convinti delle loro ferme decisioni, sapendo che la natura va rispettata assieme a tutto il suo ecosistema. Pare che ci sia una vera e propria battaglia tra chi sostiene la salvaguardia e chi invece ne vuole l'utilizzo dei pozzi per l'estrazione degli idrocarburi. La Legislatura sta giungendo al termine ed ormai il tempo stringe pur sapendo il valore economico dell'area in questione, alla fine cosa ne sarà del parco della Basilicata?