A marzo il Portogallo ha prodotto il 103,6% di energia rinnovabile, cifra che supera il fabbisogno dell’intero paese, tanto che parte viene esportata all'estero. L’associazione portoghese per le energie rinnovabili, Apren, ha evidenziato un calo delle immissioni in atmosfera di 1,8 milioni di tonnellate di CO2 (dati calcolati fino a marzo).

Per ottenere questi risultati il governo portoghese di José Sócrates ha adottato policy come il feed-in tariff, un meccanismo ideato per accelerare gli investimenti tecnologici nel campo dell’energia rinnovabile e parte di un programma europeo, ha ammodernato strutture pubbliche al fine di renderle adatte all'energia rinnovabile e ha incentivato sempre più imprese ad unirsi al mercato "green" tramite contratti a prezzi bloccati e sovvenzioni statali a prezzi decrescenti con l'andare del tempo.

L’Apren, visti i risultati, è molto positiva anche per il futuro e afferma che entro il 2040 la generazione di elettricità rinnovabile garantirà il consumo totale annuo di elettricità del Portogallo. Tuttavia, sarà ancora necessario usare risorse per gli impianti di gas naturale.

È interessante notare che gli investimenti dell'UE per le fonti rinnovabili nel 2017 sono stati inferiori rispetto al 2016 di quasi un terzo, ma nonostante questo la percentuale di risorse ricavate da fonti riutilizzabili è in continua crescita e le prospettive per il futuro possono essere piuttosto ottimistiche.

In Italia

Fortunatamente ci sono buone notizie anche per il nostro paese, che ha raggiunto l’obiettivo stabilito dall’Unione Europea con il “Pacchetto per il clima e l’energia 2020”. Il GSE (gestore dei servizi energetici) riporta che nel 2016 in Italia ogni 10 kWh impiegati per elettricità, trasporto o riscaldamento, due facevano parte di energie rinnovabili, evitando l’emissione di 73 milioni di tonnellate di CO2 nell'ambiente.

Il Rapporto Statistico del GSE 2016, pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico, riporta che la produzione di energie rinnovabili a livello nazionale è arrivata al 37,3% per il settore elettrico, al 19% per il settore termico e per il settore dei trasporti l'impiego di fonti energetiche rinnovabili è salito al 7,2%, in aumento rispetto all'anno precedente.

Il resto del mondo

Mentre il Giappone fa notizia per aver più colonnine elettriche di ricarica per veicoli che pompe di carburante (oltre 40.000 contro 31.166, l'Italia ne ha 1150, di cui 295 con energia prodotta da fonti rinnovabili), l'Università del Michigan riporta 16.000 stazioni di ricarica pubbliche negli Stati Uniti, ma con prospettive di ampliamento future, nonostante i tentativi negazionistici di parte del governo americano.

Anche Paesi in via di sviluppo come il Vietnam e il Ghana hanno cominciato a promuovere progetti di energia rinnovabile, stanziando milioni di dollari in impianti fotovoltaici e nei sistemi di consumo di comunità isolate.

In generale, quindi, i dati mondiali sono positivi e con tendenze in crescita e dobbiamo ringraziare, in primis, la Cina, che ha costituito quasi la metà dell'incremento della capacità solare fotovoltaica mondiale.

I sistemi energetici diventano sempre più efficienti e meno costosi, mentre anche la mentalità dei cittadini del mondo diventa sempre più “green”. Abbiamo fatto molta strada, ma ne abbiamo ancora molta da fare.

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