Il mondo del ciclismo amatoriale è stato scosso da un nuovo scandalo: un ciclista partecipante all’ultima edizione della Granfondo La Medievale è risultato positivo al controllo antidoping, riaccendendo l’attenzione su una problematica che affligge il settore da anni. Questo episodio ha portato alla decisione degli organizzatori di richiedere un risarcimento danni dall’atleta coinvolto, sottolineando come la questione del doping impatti non solo il singolo atleta ma l’intera manifestazione e la sua reputazione.

Malagesi: 'Vedere la nostra gara associata al doping non è una cosa positiva'

La vicenda che ha portato alla squalifica di Gianbernardino Velotti, cicloamatore 34enne, è iniziata lo scorso 28 settembre, quando nei dintorni di Tivoli si è corsa la GF La Medievale. La gara era valida anche come Campionato Italiano Master FCI. Velotti era arrivato al terzo posto assoluto e primo di categoria. Successivamente, il cicloamatore è risultato positivo al controllo antidoping, che ha rilevato l'assunzione di EPO. Velotti è stato squalificato per 8 anni, una sanzione particolarmente severa e dovuta ad una sua precedente positività.

Il caso non si è però concluso così. Alessandro Malagesi, organizzatore della Granfondo La Medievale, ha commentato con rammarico l’accaduto sulle pagine di Ultimochilometro, evidenziando come la manifestazione, che nel tempo si è conquistata un posto di prestigio nel panorama delle gare di ciclismo amatoriale, abbia subito un colpo significativo a causa di questa vicenda.

“Vedere la nostra gara associata al doping in articoli di stampa italiani e internazionali non è una cosa positiva”, ha dichiarato Malagesi, esprimendo il suo disappunto per le ripercussioni negative che questo evento ha avuto sulla reputazione della corsa. Per gli organizzatori, quindi, il danno è concreto e tangibile. Non è solo una questione di risultati sportivi, ma di fiducia e credibilità nei confronti di un pubblico che ha sempre visto in questo evento un punto di riferimento.

La somma destinata al ciclismo giovanile

Di fronte a tali circostanze, gli organizzatori hanno deciso di intraprendere un’azione legale per recuperare i danni subiti. La somma richiesta ammonta a 30.000 euro, cifra non casuale, destinata a finanziare una gara di ciclismo giovanile.

L'intento è chiaro: non solo risarcire il danno d’immagine subìto, ma anche trasformare una negativa esperienza in un’opportunità formativa per le nuove generazioni di ciclisti. “Vogliamo investire nell'educazione sportiva dei più giovani, piuttosto che fermarci al mero risarcimento”, ha sottolineato Malagesi, rilevando come la formazione e la correttezza siano valori fondamentali nel ciclismo.

Questa iniziativa potrebbe creare un precedente nel mondo del ciclismo amatoriale, aprendo una nuova via per affrontare il problema del doping. L’idea di richiedere un risarcimento monetario a un atleta positivo si staglia come una misura innovativa per altri eventi futuri, stabilendo così un segnale chiaro contro l’uso di sostanze dopanti. Oltre a rappresentare una necessità per gli organizzatori sul piano economico, si offre anche come opportunità per costruire un messaggio educativo forte e incisivo.