Uno studio ha finalmente svelato un mistero vecchio di quaranta anni: l'esistenza delle Polinie. Queste sono zone di oceano non ghiacciato nel bel mezzo dell'Antartide. La prima fu avvistata negli anni 70, quando le osservazioni satellitari si fecero sempre più comuni. Nel 2017 ne è stata avvistata una nuova, e proprio da questa gli studiosi hanno dedotto le possibili cause di un fenomeno che sembrava decisamente misterioso.

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La Polinia formatasi in Antartide

Da ormai 40 anni si è visto che, a volte, si formano delle inspiegabili zone di acqua non ghiacciata nel bel mezzo dei ghiacci antartici. Queste aree, dette Polinie, sono strane perché si formano anche nella stagione invernale, quando le temperature sono più rigide e non sembra esserci una ragione per lo scioglimento dei ghiacci.

Un nuovo studio sembra però aver risolto finalmente l'arcano.

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La ricerca, guidata da Diana Francis e portata avanti dalla NYU Abu Dhabi (NYUAD) sembra aver trovato la risposta a questo enigma. Tutto è cominciato quando circa due anni fa, a metà settembre, si è formata una nuova Polinia, la Maud-Rise, al centro di un ghiacciaio nel Mar Lazarev in Antartide. Questo ha avviato le ricerche approfondite, dal momento che l'evento si è verificato nel periodo invernale, quando il ghiaccio antartico è più denso e teoricamente indistruttibile.

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Scienza Ambiente

A causa della difficile posizione di accesso alla Polinia, gli scienziati del NYUAD hanno usato una combinazione di osservazioni satellitari e dati di rianalisi. Hanno così scoperto che i principali colpevoli di simili fenomeni sono i cicloni con un'intensità di categoria 11 o superiore. I forti venti, infatti, fanno sì che il ghiaccio si sposti, creando le condizioni necessarie alla nascita di una Polinia.

Le cause della formazione delle Polinie

Al momento della scoperta, la Polinia di Maud-Rise era grande approssimativamente 9.500 chilometri quadrati (equivalente alla massa continentale dello stato del Connecticut), ma in un solo mese crebbe di oltre il 740%, raggiungendo gli 800.000 chilometri quadrati. Alla fine, quando è iniziata a tornare l'estate, la Polinia si è fusa del tutto con l'oceano.

Prima del 2017, questo fenomeno era stato avvistato soltanto negli anni 70, quando le osservazioni satellitari iniziarono a diventare più comuni, e sin da allora confuse i ricercatori.

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Ora, però, grazie al nuovo studio della NYUAD, si è compreso che tutto deriva dai cicloni. L'impatto dei venti ciclonici crea infatti un'area priva di ghiaccio vicino al centro del ciclone e spinge il ghiaccio in direzioni divergenti tutt'intorno. Ciò, dunque, crea una vera e propria voragine, anche in periodi invernali in cui teoricamente invece il ghiaccio dovrebbe aumentare.

Francis ha dichiarato: "A causa delle loro grandi dimensioni, le Polinie sono in grado di influenzare il clima regionale e globale, poiché modificano la circolazione oceanica." In un periodo di cambiamenti climatici come il nostro, è dunque da capire che tipo di ruolo abbiano le Polinie e se, con il surriscaldamento globale, possano aumentare e aggravare la situazione.

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