Oltre all'uomo, anche i gorilla di montagna potrebbero contrarre il Coronavirus. Paula Kahumbu, direttrice di Wildlife Direct ha riferito all'Associated Press che questi animali, proprio come gli esseri umani, possono soffrire di raffreddore e malattie respiratorie. Queste patologie, secondo il WWF, in alcuni casi potrebbero anche causarne la morte.

Il Covid-19 metterebbe a rischio anche i primati

Il coronavirus potrebbe quindi mettere in serio pericolo anche altre specie animali. Questo è uno dei motivi per i quali ora viene richiesto a tutti i visitatori di alcuni parchi in Africa, di non avvicinarsi troppo ai gorilla di montagna che dal 1996 sono considerati una specie animale protetta e a rischio di estinzione.

I gorilla di montagna sono circa 1,000 in tutta l’Africa, e vivono nelle aree protette in Congo, in Uganda e in Rwanda. L’uomo potrebbe dunque, nel caso fosse positivo al Covid-19, contagiare i gorilla di montagna andando a visitare i parchi in Africa dove vivono questi primati.

Solo nel Virunga National Park, nella zona orientale del Congo, vive un terzo di tutti gli esemplari di gorilla di montagna presenti nel mondo. Il Virunga National Park, riconosciuto patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco, ha deciso di chiudere l’accesso ai visitatori fino al prossimo 1° giugno per l'emergenza coronavirus.

Nei parchi non viene rispettata la distanza di 7 metri richiesta tra il turista e i gorilla

Anche un recente studio, pubblicato quest’anno dal team dell’ambientalista ugandese Gladys Kalema-Zikusoka, insieme alla Ohio University, ha dimostrato che la distanza di 7 metri, non è oggi una misura sufficiente a proteggere i gorilla.

Lo studio evidenzia che nel 98% dei casi la regola non viene rispettata. Nel 68% sono i turisti a non seguire questa regola e nel 40% sono gli stessi gorilla. A coloro che mostrano sintomi di raffreddore o febbre non è permesso avvicinarsi a questa specie animale.

Il bracconaggio, le malattie, a natura e le attività dell’uomo hanno ridotto di molto il numero degli esemplari negli ultimi anni.

Anche il Rwanda sta prendendo misure simili per proteggere i gorilla di montagna. Il Rwanda ha finora interrotto le attività dei ricercatori e ha vietato gli accessi al parco dei Vulcani, quello di Akagera e al parco situato nella foresta di Nyungwe, a seguito dell'emergenza da coronavirus. Il portavoce dell’Uganda Wildlife Authority, Bashir Hangi ha riferito all’AP News che al momento non arrivano molti turisti nei parchi del paese.

I pochi turisti vengono sottoposti comunque ad un controllo medico, per verificare se hanno febbre o altri sintomi. I visitatori provenienti da paesi colpiti da coronavirus, devono produrre un certificato medico oggi, e dimostrare che sono stati in isolamento in Uganda.

Per Uganda, Congo e Rwanda il turismo nei parchi rappresenta un'importante fetta del Pil nazionale

Il turismo nei parchi africani garantisce lavoro per guide, rangers e ricercatori. Amos Wekesa, della Great Lakes Safaris organizza tour per visitare i gorilla di montagna in Rwanda e in Uganda. Wekesa ha spiegato alla AP News che in questo momento, molti turisti da tutto il mondo posticipano le loro visite o cancellano i tour per l'emergenza da coronavirus.

In Ruanda, dove il turismo è molto importante per l’economia, una delle priorità del governo è la protezione dei gorilla. Parte degli introiti dal turismo vengono impiegati dal governo per sostenere le comunità locali o per contrastare il bracconaggio. Alcuni temono che la perdita di entrate turistiche, durante la pandemia di coronavirus [VIDEO], potrebbe esporre ulteriormente i primati ai bracconieri.

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