Ieri la Corte Costituzionale tedesca ha finalmente dato il via libera all’ESM, il Fondo Salva Stati permanente. Importante decisione che segue di qualche giorno quella ancora più importante della BCE di dare il via all’acquisto dei titoli di Stato dei paesi in difficoltà. Nei mercati finalmente sembra essere tornato il sereno. Il rischio default è dunque scongiurato per sempre? Beh, bisognerebbe fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto ci sono molte condizionalità affinché vengano attivati i due meccanismi sopra citati.
Inoltre gli acquisti della BCE, come scritto sopra, avverranno solo nel mercato secondario.
Verranno acquistati cioè solo i titoli già presenti nel mercato, non quelli di nuova emissione. La BCE non parteciperà insomma alle aste, non agirà da salvatore di ultima istanza. La realtà è dunque ben diversa da quella che i media descrivono. L’Italia, così come quasi tutti gli Stati occidentali, si trova in realtà in una situazione di default perenne dal secondo dopoguerra, da quando cioè le politiche keynesiane hanno fatto aumentare in maniera vertiginosa la spesa pubblica e di conseguenza i debiti pubblici, attraverso le spese e gli investimenti in deficit e quindi tramite i finanziamenti dei mercati.
Questo stato di default permanente, per quel che concerne il nostro paese, consiste nel fatto che in termini quantitativi il debito pubblico italiano ammonta a quasi 2 mila mld di euro.
Ogni anno lo Stato, a seconda delle scadenze, si vede così costretto a rimborsare in media 500 mld l’anno. Ad esempio le scadenze da rimborsare per il 2012 ammontano a 328 mld circa (Bilancio dello Stato, supplemento ordinario n. 271 alla gazzetta ufficiale). Ma contemporaneamente, a seconda delle necessità di cassa, si vede costretto a fare ricorso al mercato per una cifra più o meno simile. In pratica se il Tesoro rimborsasse quei titoli senza fare ricorso a nuovi finanziamenti non potrebbe far fronte a spese grosso modo equivalenti alle somme rimborsate. Il Tesoro italiano quindi deve chiedere altri prestiti per rimborsare quelli precedenti. Come mai allora continua a ricevere finanziamenti?
Innanzitutto occorre dire che fin quando le politiche delle spese in deficit, e quindi dell’indebitamento, sono state accompagnate da una crescita economica più o meno sostenuta i finanziatori hanno avuto una garanzia per il rientro delle loro esposizioni. Gli investitori che continuano, nonostante la recessione, ad acquistare titoli pubblici italiani o di altri paesi europei in difficoltà con i piani di rientro dei debiti lo fanno per una ragione principale: le Banche, tra i principali acquirenti di bond governativi, ne hanno bisogno per utilizzarli come collaterali per i finanziamenti ricevuti dalla BCE. Inoltre i Titoli di Stato costituiscono i principali attivi nei bilanci delle Banche.
Ma gli Stati rimangono comunque teoricamente inadempienti. Tutto in questo momento è basato su un meccanismo di fiducia che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro. E un investitore qualsiasi potrebbe, in qualsivoglia momento, decidere di non acquistare più i titoli di un determinato paese concentrandosi su quelli di altri. Ecco perché il meccanismo messo in funzione dall’Eurotower potrà sì far scendere i tassi di interesse, ma non scongiurerebbe un'eventuale inadempienza degli Stati europei in difficoltà. Perché tale eventualità venisse definitivamente scongiurata sarebbe stato necessario munire la BCE di prerogative di salvatore di ultima istanza. Cosa che i tedeschi non permetteranno mai.