Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito l'incarico per la formazione del nuovo governo a Pierluigi Bersani, il quale ha detto di essere pronto a tentare di costituire il futuro esecutivo "con la massima determinazione". Da quel momento il segretario del PD si è trovato solo.

L'apparato, i colleghi, la Segreteria, i consiglieri e persino gli amici sono spariti; non che fossero scomparsi fisicamente, anzi molti di loro si saranno affrettati a dare consigli, formule e nomi di futuri ministri, ma Bersani si è trovato solo con se stesso, con la sua storia, con i suoi principi e qualsiasi decisione dovesse prendere sarà sua e solo sua.

Accordi con il Movimento 5 Stelle, larghe intese, governo di minoranza non importa. Qualsiasi governo nascerà, o molto più probabilmente non nascerà, sarà scaturito dalle sue convinzioni, dalle sue valutazioni durante le consultazioni di questi giorni.

Quella fotografia che lo ritrae alla buvette del Parlamento davanti ad un boccale di birra è la sintesi più straordinaria della solitudine del leader e ancor più dell'uomo.

La situazione del Paese è sotto gli ochhi di tutti; disoccupazione, crisi sociale, sconforto e rassegnazione di larghe fascie della popolazione. Tasse altissime ed evasione fiscale che minano la coesione sociale, la speranza che si affievolisce sempre più nel cuore degli italiani.

Sanità e scuola a pezzi, giovani che dipendono dai loro genitori ormai fino alla soglia dei 40 anni. Insomma una situazione gravissima senza aggiungere la crisi profonda della politica tradizionale dopo tutti gli scandali e le "ruberie" degli ultimi anniche hanno portato alla nascita del M5S.

In tutto questo Bersani si trova da solo a dover scegliere , in qualche modo, del futuro di 60 milioni di bambini, anziani, uomini e donne italiani che lo amano o lo detestano, ma che dipendono comunque dalle sue prossime mosse.

La solitudine del leader è un po' come la nostra solitudine che va rispettata nella speranza che porti un giusto consiglio.