Emanuela Orlandi era una cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia,la sua sparizione è un fatto di cronaca nera avvenuto a Roma il 22 giugno 1983 restato ancora oggi irrisolto.

La storia ritorna attualissima con la puntata di Chi L'ha Visto, in onda ieri sera su Rai Tre, in quanto nella redazione della Sciarelli si parla del flauto di Emanuela e di una lettera anonima.

Nel giorno della sua sparizione la Orlandi uscì con l'intento di andare a lezione di musica (a cui teneva molto) nella scuola che si trovava di fianco a Sant'Apollinare ma si diresse a piazza delle Cinque Lune e poi a Corso Rinascimento.

Riguardo alla lettera che è arrivata prima di Pasqua, conteneva un ritaglio di giornale, con la foto del giuramento di una guardia svizzera e una didascalia in tedesco che racconta il giuramento al Vaticano.

Le scritte sono. "Via Frattina 103″, Silentium", "musico 26 ott 1908″, e un biglietto: "Non cantino le belle more…", comincia. A destra due simboli.

C'è inoltre una busta di plastica trasparente con capelli, merletto, terriccio e della stoffa ed inoltre il negativo fotografico di un teschio con il nome Eleonora, e la dicitura "Morta in campagna nel 1854″. C'è anche un'altra pellicola fotografica ma è incomprensibile ed una terza pellicola illeggibile.

Restano moltissime ombre su uno dei casi più oscuri della cronaca italiana, tante testimonianze, numerosi dettagli per diverse supposizioni, in primis i sospetti di un rapimento da parte della Banda della Magliana.

All'epoca dei fatti Emanuela fu vista da un vigile urbano in servizio davanti al Senato, il quale interrogato dalle forze dell'ordine all'inizio delle indagini per la scomparsa, riferì che la ragazza era in compagnia di un uomo alto circa 1 m e 75, sui 35 anni, snello, con il viso lungo, stempiato, con una valigetta e una berlina scura metallizzata ed altri testimoni la videro salire sull'auto. L'identikit tracciato riportava la somiglianza con Enrico De Pedis (membro della Banda della Magliana) ma la cosa, stranamente, non ebbe un immediato seguito investigativo; pare che una giustificazione sarebbe nel fatto che all'epoca si riteneva il soggetto criminale latitante all'estero, ma un riscontro approfondito in merito non venne effettuato.