Le forze militari dello Stato fedeli al Presidente Bashar Al Assad hanno compiuto nella giornata di ieri un'altra carneficina nel villaggio costiero di Baida. Durante l'assalto, che ha visto opporsi le forze governative contro i ribelli, hanno perso la vita oltre 50 persone che, andandosi ad accumulare alle ottanta vittime di ieri pomeriggio, vanno ad aumentare il numero di vittime di oltre centotrenta morti.

Lo stile è tipico della condanna a morte, secondo fonti vicine all'osservatorio dei diritti umani; oltre a uomini vi sono anche donne e bambini e fucilate alla nuca.

Ormai il bottino del presidente/dittatore diventa sempre più aberrante, considerando che a farne le spese sono sempre donne e bambini. Non si arresta dunque il bagno di sangue nel paese mediorientale ma all'Onu il veto di Russia e Cina impedisce che il Consiglio di sicurezza approvi una risoluzione di condanna del presidente Bashar Al Assad per indurlo a trattare con gli oppositori.

Le carneficine, ormai all'ordine del giorno, hanno provocato la durissima protesta degli Stati Uniti d'America che ha criticato apertamente l'atteggiamento di Mosca e Pechino, che continuano ad appoggiare indirettamente un regime sanguinario. Il presidente Obama, letteralmente inquietato, ha intimato al presidente siriano con parole dure: "Assad se ne deve andare, sta massacrando il suo popolo".

Resta avvolta ancora nel mistero la sorte di Domenico Quirico, il collega de La Stampa, ormai rapito da oltre 20 giorni in Siria. Secondo le autorità il giornalista potrebbe essere ancora vivo, quindi aumenta la fiducia tra i colleghi e gli amici affinché possa tornare al più presto.

La Siria, dunque, non trova pace e rischia di finire inghiottito dalle dispute internazionali di una vita, che impantanano la pace e la relegano ad un gioco, gioco che rischia di uccidere pedine, che rispondono al nome di donne e bambini, che pur non c'entrando nulla rischiano di essere le giovenche delle diplomazie.

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