I bresciani vogliono che la gestione dell’acqua resti saldamente in mani pubbliche. Lo hanno ribadito con il referendum consultivo di ieri: la vittoria del sì è stata schiacciante con il 96,6%. Un segnale chiaro quello inviato dai cittadini residenti nei Comuni in provincia di Brescia (205 in tutto) che ieri sono stati chiamati alle urne. Anche se il Comitato promotore del referendum, probabilmente, sperava in un segnale ancora più forte visto che la percentuale dell’affluenza non è andata oltre il 22,3%. Su quasi 970mila cittadini aventi diritto al voto, sono 216mila quelli che si sono recati alle urne.

Il quesito referendario sull’acqua

Ai bresciani veniva chiesto se volevano mettere a gara il 49% della proprietà della società Acque Bresciane che gestisce il servizio idrico. Il comitato cittadino che ha promosso il quesito referendario voleva dare una risposta forte ai sindaci che hanno creato il gestore unico per il servizio idrico che poi potrebbe essere allargato anche ai privati, per evitare sanzioni dall’Europa e migliorare le condizioni ambientali degli scarichi delle acque reflue e, più generalmente, per ottimizzare il servizio.

Questa la domanda posta agli elettori: “Volete voi che il gestore unico del Servizio Idrico Integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?"

Il referendum non prevedeva alcun quorum e non ha alcuna valenza decisionale; l’esito, però, fornisce una risposta Politica e indicativa verso le scelte da adottare.

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Politica Ambiente

Un’indicazione che conferma quanto già deciso dal referendum abrogativo del 2011 sulla gestione pubblica dell’acqua a cui, però, avrebbe dovuto far seguito una legislazione nazionale molto più chiara riguardo alla gestione pubblica di un bene come l’acqua.

Chi canta vittoria

Esulta il comitato Acqua Pubblica Brescia che sulla pagina Facebook ringrazia tutti gli attivisti e i cittadini che hanno votato (208.777 il dato esatto, ndr).

A qualcuno che fa notare che l’affluenza non è stata proprio esaltante il Comitato risponde rammaricandosi del mancato impegno da parte della politica che ha tenuto fuori dal dibattito la tematica referendaria. Altro particolare, non di poco conto, è la spesa ridotta per portare avanti la campagna referendaria. Il Comitato, infatti, ha fatto sapere di aver speso soltanto 5.000 euro, non avendo un grande budget a disposizione.

Così, anche se i numeri dovrebbero essere argomenti testardi e chiari, ognuno fornisce la lettura che fa più comodo rispetto ai risultati. Con il fronte del no che, invece, sostiene che l’affluenza è stata bassa per sminuire il risultato delle urne. Non ci saranno effetti immediati e, in ogni caso, la maggioranza della società rimarrà in mano pubblica. Libera interpretazione? Così è se vi pare…

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