Ore incandescenti, quelle passate negli ultimi giorni a Milanello.

Barbara Berlusconi, (entrata a far parte del consiglio d'amministrazione del Milan nell'aprile 2011), sembra abbia trovato il bandolo della matassa all'interno della crisi rossonera.

Esso risponde al nome di Adriano Galliani, l'attuale A.D del Milan.

Sembra infatti essere proprio lui, la ragione della crisi rossonera; Barbara Berlusconi lo accusa di spendere male e troppo.

"Come mai noi spendiamo più di Roma e Napoli, eppure siamo in questa situazione?" avrebbe tuonato Barbara; come tutti sappiamo, nel mondo del calcio non conta tanto quanto si spende, ma come lo si fa.

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Basti vedere alcuni colpi del signor Galliani come Kakà, Schevchenko, Dida o Ibrahimovic; difficile incolpare un uomo di calcio come lo è Adriano Galliani, un dirigente che in tanti anni di attività non ha mai sbagliato un colpo.

Pochissime volte ha preso degli abbagli, ma è sempre riuscito a rialzarsi con grandi colpi.

Ora, tornando alle accuse che arrivano dall'alto, è fuor di dubbio che queste non facciano bene all'ambiente Milan, sopratutto in un momento come questo.

Quello che bisognerebbe fare ora, sarebbe stare tutti uniti, intorno alla squadra e all'allenatore.

La colpa per i mancati o sbagliati acquisti è da attribuire non solo al dirigente che li effettua, ma anche al presidente, che ultimamente non è stato proprio presente.

E' assoltamente inutile accusarsi in casa propria, dove probabilmente non ci sono nemmeno "assassini", ma bisognerebbe tutti insieme trovare la soluzione, forse cambiare allenatore.

O forse optare per un cambio di modulo, oppure raddrizzare alcuni giocatori che non hanno ancora ben capito cosa significhi indossare la maglia del Milan.

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Il problema, lo si potrebbe attribuire, anche alla mancanza di "colonne" all'interno dello spogliatoio.

Certo, ora è tornato Kakà, e sta provando in ogni modo a raddrizzare la situazione, ma un'uomo da solo non basta.

Una volta esisteva il Milan di Maldini, Nesta, Sheva, Inzaghi, giocatori che di certo non avevano bisogno della balia, ma ora invece il Milan è composto da calciatori che amano atteggiarsi a prime donne; vogliono a tutti i costi stare al centro dei riflettori, ma non come squadra, bensì come singolo.

Il singolo non ha mai giovato al Milan, la squadra si è sempre basata su di un gruppo formato di campioni, che giocavano come squadra, e come squadra vincevano.

E forse è questo quello che manca ora, manca il fatto di essere una famiglia, manca la passione da parte del presidente, e manca anche la voglia di vincere.

Ciò nonostante il Milan ci ha sempre abituato a grandi emozioni, e le 7 Champions League vinte ne sono la prova, anche quando una stagione sembrava buia, riusciva ad uscirne a testa alta.

Ma non sembra questa la stagione dei sogni, magari lo sarà la prossima, magari arriveranno dei campioni, l'unica cosa che si augura il popolo rossonero è che arrivino giocatori che hanno voglia di vestire la maglia del Milan, con orgoglio e rispetto.