Ieri sera il Barcellona a passo ridotto, senza sforzarsi insomma, ha collezionato decine di occasioni da rete contro zero tiri in porta del Milan. Zero. Per i rossoneri si contano l’autogol di Piquè, due tiri fuori specchio di Montolivo e Kakà e un tiro cross di Balotelli per l’unica parata – chiamiamola così – di Victor Valdes.

Eppure si legge in giro di un Milan uscito a testa alta dal Camp Nou grazie a un buon secondo tempo, un Milan capace di limitare i danni nonostante la palese inferiorità tecnica.

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Che partita hanno visto? E che dire delle diatribe tra Barbara Berlusconi e Galliani e i pettegolezzi sul nuovo allenatore? La notizia è che Silvio Berlusconi è ufficialmente uscito di scena e ha lasciato il testimone.

A chi? Non si sa bene.

Ma torniamo al calcio giocato. Chi si trincera dietro un “rigore dubbio e secondo gol da annullare per fuorigioco” non ha ancora compreso la portata dell’inconsistenza della squadra di Allegri. Senza qualche clamoroso errore di conclusione dei blaugrana, un paio di superparate di Abbiati e la svirgolata di Piquè, la partita di ieri sarebbe potuta tranquillamente finire con un tennistico 6-0. E stiamo parlando di Champions League, cioè della competizione in cui il Milan fino a qualche anno fa faceva gli onori di casa.

Il giocatore meno dotato tecnicamente del Barça, Mascherano, è per personalità e capacità tattiche superiore a tutti i giocatori del Milan, ad eccezione – bontà sua – di Kakà. Abbiamo visto gran parte dei rossoneri sbagliare stop, disimpegni, appoggi elementari.

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Montolivo, investito del ruolo di guida tecnica e di capitano, ha mostrato la sua vera identità: un discreto centrocampista che può coadiuvare un vero leader del genere di Pirlo, tanto per fare un nome. Tutto ciò parrebbe giustificare l’allenatore, ma non è così. Un vero allenatore fa di necessità virtù e anziché limitarsi a infondere serenità e coraggio a calciatori colmi di limiti, li allena tutti i giorni per creare un gruppo compatto in grado di comportarsi dignitosamente da squadra, visto che i fuoriclasse latitano.

Messi, non al meglio della condizione, temendo di non poter reggere ad alto livello fino al 90’ è partito in sordina facendo il compitino. Sbloccatosi dopo il rigore e avendo capito l’antifona ha cominciato a tagliare a fette la difesa avversaria. Erano sufficienti le sue accelerazioni e quelle di Neymar Jr per fare la differenza, e così è stato.

Battute a parte, contro il Chievo sarà davvero scontro diretto, perché i veronesi visti una settimana fa contro la Roma sono una squadra solida.

Si aspetta la sosta del Campionato. Intanto i milanisti si dividono tra chi pensa che non possa piovere per sempre e chi sostiene che non c’è limite al peggio. A voi l’ardua sentenza.