Si è giocata oggi la continuazione della partita di Champions League tra Galatasaray e Juventus, sospesa per una tormenta di neve al 31° il giorno prima; nonostante le condizioni non ottimali del campo la partita riprende anche se di "calcistico" il match ha ben poco (se non alcune giocate di Tevez, degne di nota).



Partita brutta e maschia, dove chi possiede agonismo da vendere e fisico robusto la fa da padrone, chi è abituato a vedere il tiki-taka oppure un buon palleggio oggi ha dovuto assistere a 60 minuti di "Long ball", ovvero palle lunghe scagliate dai difensori verso gli attaccanti, a cui è toccato cercare di impostare una manovra offensiva o, perlomeno, a controllare palla.





"This in no football" tuona Conte dalla panchina, e probabilmente ha ragione: in condizioni  normali la Juventus avrebbe potuto esprimere il maggior tasso tecnico e vincere una partita che, da pronostico, non era impossibile.



Nella memoria dei tifosi juventini però, ci sono stati altri precedenti dove le condizioni meteo hanno falsato una partita: il 14 maggio 2000 La Gazzetta dello Sport intitolò "E la Juve affogò nella fatal Perugia" richiamandosi a quanto accaduto nell'ultima giornata di campionato, con i bianconeri a perdere lo scudetto a causa dell'1-0 in casa del Perugia, con marcatura di Calori, o ancora l'1 dicembre 2010, quando in Polonia, la Juve di Del Neri, in un campo completamento innevato, pareggiò 1-1 in casa del Lech Poznan, con le marcature di 12' Rudnevs (L), 39' st Iaquinta (J).





Oggi, 11 dicembre 2013, si è dimostrato nuovamente come gli interessi della Uefa vengano prima dello spettacolo e del bel gioco, per non parlare del rischio infortuni corso dai giocatori; ma questo è il calcio e bisogna accettare il verdetto del campo.





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