A Madrid, in una cornice magica, è andata in scena la brillante vittoria della squadra di Simeone su quella blaugrana del 'Tata' Martino. Impalpabile e ben lontana dagli ormai antichi fasti europei, il Barcellona di questa sera è ormai solo l'ombra dello schiacciasassi catalano che, nelle ultime edizioni del massimo torneo calcistico europeo, è riuscito a conquistare per ben 6 volte consecutive il traguardo tanto difficile quanto ambito delle semifinali di Champions League. E più di tutti deludono le sue stelle.

Il tutto esaurito al Vicente Caldéron, è il primo indizio della pressione a cui verrà sottoposta la formazione catalana orfana del suo pilastro difensivo Gerard Piqué, infortunatosi durante la partita di andata.

L'Atlético Madrid mette in campo i suoi schemi tattici sin dal primo minuto di gioco ingabbiando un irriconoscibile ed apatico Barça nella propria metà campo, costretto a subire l'esuberanza dell'attacco madridista che dilaga dopo soli 5 minuti dall'avvio con il ventiduenne Koke che di giustezza fulmina un perennemente insicuro Pinto, dopo una elaboratissima azione d'attacco, con un destro secco da distanza ravvicinata.

Prima rete in carriera in Champions per il giovane attaccante madridista che celebra la marcatura sotto la curva di casa.

Per assistere il primo squillo blaugrana è necessario attendere sino al 15' quando il Barcellona si affaccia in avanti, dopo aver rischiato per ben due volte il raddoppio da parte del grande ex David Villa, monopolizzando il possesso palla con uno sterile tiki-taka che pare solo un parente alla lontana (e di molto) della filosofia del palleggio introdotta da Guardiola nella sua passata avventura catalana.

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Il Barcellona si affida al talento dei suoi giocatori più illustri tra i quali spicca il solo Neymar per prestanza fisica e caparbietà, qualità che Messi, di contro, pare aver dimenticato nello spogliatoio: emblematica è l'immagine dell'argentino che passeggia ai limiti dell'area di rigore senza mai proporsi nel vivo dell'azione.

Nel secondo tempo il filone narrativo non cambia, con il Madrid che si affida a contropiedi innescati da Koke e dal subentrato Diego, che pare vivere una seconda giovinezza dopo la deludente prestazione in maglia Juventina, ed il palleggio ossessivo del Barcellona che pone sotto assedio l'area dell'ottimo Curtois il quale, assistito anche da una buona stella, riesce più volte ad evitare il gol remuntada.

Negli ultimi dieci minuti, le squadre lunghissime offrono il fianco a sempre più frequenti contropiedi innescati da giocate individuali. Ultimo squillo spetta al Madrid ancora con Koke, che spara contro Pinto l'ultimo pallone effetivamente giocabile del match.

Atlético Madrid che vince in casa ed un Vicente Caldéron in festa per la riconquistata semifinale: durava da ben 40 anni la latitanza del club spagnolo dal ristrettissimo club delle 4 squadre più forti d'europa. Il Barcellona invece esce a testa bassa, con l'imperativo di riorganizzare le idee in vista della sfida con i Galacticos di mercoledì prossimo valida per l'assegnazione della sentitissima Copa del Rey.

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