Valdes, Gündogan, Montolivo, Strootman, Thiago Alcantata, Van der Vaart, Shirokov, Ribery, Walcott, Giuseppe Rossi, Benteke, Falcao, Mario Gomez, Marco Reus. E poi ancora Messi, Ronaldo, Lukaku, Suarez, Drogba e Vidal. Cosa hanno in comune tutti questi campioni?

Semplice: Zlatan Ibrahimovič.

"Come? -vi chiederete voi- Ibra non può andare in Brasile!", ed è qui che vi sbagliate: Zlatan in Brasile c'é eccome. Invitato ad assistere al mondiale da Dani Alves e Ronaldo il Fenomeno (quello vero), che hanno lanciato l'hashtag #VEMIBRA, Zlatan ha comunque trovato il modo di andare al mondiale da protagonista.

Vi rinfresco la memoria: 19 Novembre 2013; la sfida tra Svezia e Portogallo è appena finita 2-3 e, complice il vantaggio portoghese all'andata per 1-0, è il Portogallo a staccare il biglietto per mondiale brasiliano. Ma Zlatan non ci sta e lancia la sua maledizione: " Un mondiale senza di me è poca cosa, non c'è davvero nulla da guardare e non vale nemmeno la pena aspettarlo con ansia ". Abituato a convivere con la maledizione della Champions League, trofeo desiderato ma non ancora conquistato con le numerose maglie dei club, Ibra ha imparato sulla sua pelle cosa vuol dire avere un anatema pendente sulla testa, ed ha imparato a lanciarne uno tutto suo.

Le conseguenze di questa makumba sono evidenti quanto le onde che si fanno in acqua dopo che ci lanci dentro un sasso: iniziano piccole ma poi si espandono sempre più. Oltre ai fiorentini Mario Gomez e Giuseppe Rossi, lungodegenti e mai recuperati del tutto, la lista dei "maledetti" comincia a riempirsi di stelle, come le infermierie. Dai datati infortuni di Falcao e Benteke ai più recenti di Ribery e Reus, passando per gli acciacchi di Ronaldo e Lukaku, nulla può essere dovuto al caso. Parafrasando un vecchio detto, si potrebbe dire che "la fortuna e cieca, ma Zlatan ci vede benissimo".

Ibrahimovič come Béla Guttmann? Difficile dirlo. Sarebbe da porre questa domanda ai tifosi del Benfica, che di maledizioni importanti se ne intendono fin troppo bene; ma questa è un'altra storia. La storia che interessa a noi è quella di un mondiale brasiliano iniziato ieri sul campo (Brasile 3-1 Croazia, n.d.r.), ma simbolicamente il 19 novembre. Quando un uomo, non qualificatosi con la sua nazionale, ha trovato un'altra via d'accesso al campionato del mondo: scagliarvi contro una maledizione, che pende sulle teste di tutti i meritevoli partecipanti.

E sopra tutte queste teste non può esserci che Lui: Zlatan.

Il suo problema fondamentale, per ciò che riguarda la nazionale, è proprio la nazionale stessa: Ibrahimovic vive nel periodo storico in cui la Svezia non è una compagine che può ambire a grandi traguardi, di conseguenza ruota tutto attorno a lui; nel bene e nel male.

Nel bene, perché il suo ego smisurato si nutre di questa sudditanza che i compagni gli portano; ma anche nel male, perché se i suoi compagni hanno sudditanza di Lui, è perché sono tragicamente inferiori tecnicamente. Fatti salvi Wernbloom ed Elm, centrocampisti del CSKA Mosca che hanno giocato la Champions League e quindi hanno un minimo di esperienza internazionale, il resto dei convocabili milita in squadre di livello medio-basso ed il valore medio del resto della rosa (esclusi Ibrahimovic, Wernbloom ed Elm) non supera i 4 milioni di €; stipendio trimestrale del solo Ibrahimovic.

Fosse nato negli anni '30, Zlatan avrebbe fatto parte di una nazionale svedese che ha vinto un bronzo (1950) ed un argento (1958) ai mondiali, oltre che un oro alle olimpiadi (1948); ma anche questa è un'altra storia.
A noi conviene vivere questa storia presente; la storia di un mondiale al quale partecipano grandi campioni, ma non Zlatan, almeno non fisicamente.
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