Ave Cesare! L'Italia che non ha memoria ti saluta. Prandelli ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di Ct della Nazionale, ormai è noto da un po' di ore, ma chi vede passare davanti agli occhi il film della sua guida tecnica in questi quattro anni non può liquidare tutto con la parola 'fallimento'. Basti pensare che non più tardi di due anni fa, il commissario tecnico di Orzinuovi, dopo aver raccolto i cocci dell'Italia del Lippi bis, ha portato la Nazionale, a tratti entusiasmando sul piano del gioco, al secondo posto all'Europeo, cedendo il trono in finale solo all'Invincibile Armata spagnola.

Lo ha sempre avuto un progetto Prandelli, non ha mai improvvisato. E quando in conferenza si è addossato tutte le responsabilità, in realtà, per chi ha avuto le orecchie per intendere, voleva fare una denuncia più ad ampio raggio. La sua Italia, la nostra Italia, perché per essere dei critici imparziali dovremmo assumere che i veri problemi sono alla base del nostro calcio, non del suo calcio (inteso come quello di Prandelli), ha dei limiti strutturali che un progetto tecnico, seppur innovativo, non ha potuto nascondere.

E allora la scelta anti-storica della Nazionale dei palleggiatori ha fatto storcere il naso ai puristi del 'calcio all'italiana', quelli che non spiegano con quali elementi avrebbe dovuto applicare il 'santo catenaccio'.

A certi livelli, lo sa anche Prandelli, conta sopratutto la fisicità: questo è il responso irrevocabile che ci sta fornendo questo Mondiale e che ci parla della nostra inadeguatezza. Ma una via, la più razionale con il materiale umano a sua disposzione, era stata intrapresa già da quattro anni prima.

Perché rinnegare tutto?

In questa rassegna, se il Ct vi è parso quello più spaesato di tutto il suo quadriennio alla giuda della Nazionale, ricordatevi dei forfait di Montolivo e Rossi, due cardini della sua idea di gioco. Ha fallito, lo ha ammesso da uomo di responsabilità, ma la sua analisi a mente fredda, resa nota in conferenza, è il manifesto del momento storico della Nazionale: "Il nostro calcio - ha sentenziato amaramente Prandelli - non produce certi tipi di giocatori e bisogna inventarsi qualcosa di diverso".

Brutta fine quella del Ct, ingloriosa. Aveva capito quale fosse il problema, non ha trovato la soluzione. Si faccia avanti il prossimo, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare.

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