Balotelli Supermario è uscito dal Mondiale 2014. Solo in seconda istanza è uscita la Nazionale italiana, così pare dai rumori e dalle sentenze che si ascoltano nei luoghi di lavoro, nei bar e nelle vie del Belpaese. Tutti a sottolineare che Balo ha giocato da schifo, il solito ragazzino viziato perennemente immaturo. E forse hanno anche ragione ma, retorica del calcio dice che si vince e si perde in undici.

Subito dopo la fine della partita persa contro l'Uruguay sono saliti in cattedra i senatori, i Buffon, i De Rossi, che affermano "Dobbiamo ripartire dagli uomini veri. Non dalle figurine o dai personaggi: questi non servono alla nazionale". Non si cita Balotelli, ma non bisogna essere un "negromante" per capire.

C'entra qualcosina il colore della pelle in questa individuazione primaria del fallimento azzurro?

Certo che no, rispondono al bar, ma qualcosa di simile rispondono anche le curve italiane che abitualmente lo insultano.

"Sono Mario Balotelli, ho 23 anni e non ho scelto io di essere italiano. L'ho voluto fortemente perché sono nato in Italia e ho sempre vissuto in Italia". Scaricato da tutti, così risponde su Instagram.

Nel resto d'Europa, in Francia, in Germania, in Belgio e Olanda, in Inghilterra, in Svizzera, le nazionali di calcio sono ormai multietniche e non potrebbe essere diversamente perché così sono i popoli del secondo millennio, noi forse dobbiamo fare ancora un po' di strada prima di debellare quella leggera vena di razzismo che più o meno consapevolmente è preda di noi.

Chissà, forse un giorno ci verrà in aiuto un negro italiano buono, capace di vincere da solo.

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