E' nata una nuova generazione di portieri, una specie quasi aliena tanto si discosta dal modello classico di interpretare il ruolo nel calcio moderno. Sto parlando di Manuel Neuer, il "portierone" del Bayern Monaco e della nazionale tedesca appena laureatasi per la quarta volta campione del mondo 2014. Classe 1986, neo premiato come miglior portiere nella spettacolare cornice del Maracanà ,era già stato eletto dall'IFFHS miglior portiere del mondo nel 2013 ed è stato secondo nel 2011, quarto nel 2010 e nel 2012.

Portiere mastodontico dotato comunque di ottima velocità e reattività, dai riflessi fuori dal comune nelle uscite.

Non si limita, come gli altri portieri, a controllare la propria area di rigore ma, in casi di contropiede, anche l'intera trequarti. Lui è uno che sa e può giocare libero, che sembra un atleta da decathlon quando lancia il pallone oltre la metà campo. Gioca così bene con ambedue i piedi da sembrare un centrocampista. Ha giocato ben 52 partite in nazionale, subendo solo 3 sconfitte. Cosa dire se non che insieme al ct della sua nazionale, Loew, hanno dato una svolta al calcio tedesco.

Joachim Loew ha cominciato ad allenare a Stoccarda, dopo alcune esperienze da secondo allenatore in Svizzera, mettendo in campo una squadra che giocava un calcio fantastico, completamente fuori dalla tradizione, come la Germania che abbiamo appena applaudito ai mondiali che il ct ha saputo ricostruire anche e soprattutto grazie ai tanti giovani dalle diverse razze che si mescolano all'interno di una nuova nazione, forse anche di una nuova Europa.

Loew gioca con un trequartista e due punte che si aprono esattamente come è successo all'attacco della Germania.

Molti forse obietteranno che non è tutta farina del suo sacco e che c'è molto di Guardiola in questa nazionale, io penso invece che l'attuale ct ha avuto il merito di far convivere il tiki taka con la concretezza e la capacità tattica che lo ha sempre contraddistinto.

In questo mondiale ha anche avuto l'intelligenza di cambiare, mettendo un uomo in più al centrocampo, sapendo di avere una linea difensiva non velocissima, che gioca molto alta, ha intuito che essere protetti in quella zona è fondamentale nella costruzione del gioco, sia in fase di possesso che di non possesso della palla.

Avere il dominio del gioco, è questo ciò che la Germania ha sempre cercato di fare partendo sempre da dietro, attraverso il gioco per poi vincere le partite con le stoccate finali dei suoi fantastici attaccanti. Domenica li abbiamo visti questi ragazzi alzare la coppa al cielo, commossi, ancora increduli perché timorosi di prendersi sulle spalle la nomea di eterni secondi, stavolta invece in quella atmosfera surreale del tempio del calcio il secondo è Messi che forse per la prima volta nella sua vita non è più il numero uno.

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