Dopo i fasti estivi e le scintillanti prestazioni nel preliminare di Europa League era tempo di calcio, vero, per l'Inter. Contro il Torino, in trasferta, l'Inter di Walter Mazzari doveva finalmente far vedere chi era; possibilmente avrebbe dovuto far vedere i miglioramenti tattici rispetto alla stagione passata. Lo 0 a 0 finale, invece, denota un prestazione poco convincente, sgonfia, vuota. L'Inter che approccia alla stagione 2014/2015 sembra ritornare su vecchi errori. Se il risultato non è stato convincente, troppo scialbo uno 0 a 0 con migliaia di tifosi entusiasti al seguito, è vero che la compagine guidata dal tecnico toscano risulta solida in difesa.

Essere usciti dall'Olimpico di Torino a reti inviolate dimostra che davanti ad Handanovic ci sono giocatori tosti. Più che altro giocatori attenti e grintosi ai quali non piace farsi superare. Vidic, il cui epilogo di partita non è stato dei migliori vista l'espulsione, ha il carisma tanto ricercato dai nerazzurri. I compagni di reparto Ranocchia e Juan Jesus sembrano voler crescere e consacrarsi finalmente come ottimi difensori.

Il centrocampo è il reparto dove iniziano i problemi dei nerazzurri. Tanto nerbo, poca qualità. Gli innesti estivi di Medel e M'Vila sono serviti a rinforzare un reparto che perso Cambiasso doveva pensare, prima di tutto, a proteggere difensori e portiere. In effetti i risultati sono sotto gli occhi di tutti visto che con il Torino la squadra non ha sofferto gli strappi centrali dei granata.

I due nuovi acquisti, soprattutto Medel, sono stati in grado di reggere la pressione e portare la giusta dose di aggressività davanti alla difesa. Se si sale di qualche metro, però, iniziano a delinearsi i primissimi problemi della stagione appena cominciata. Kovacic e Hernanes non sono sembrati in grado di spaccare in due la partita, almeno in questa prima giornata.

I due centrocampisti decantati come i veri elementi di qualità della rosa nerazzurra hanno interpretato una gara molto statica e priva di strappi per cambiare le carte in tavola. A questo si aggiunge il merito del centrocampo granata, sempre compatto e quadrato, ma per far saltare il banco serve di più.

In ogni caso bene gli esterni Jonathan e Dodò, anche lui neo-acquisto.

L'attacco è esonerato da colpe rispetto alla mediana, questo sicuramente. Icardi da solo ha pregato nel deserto e nonostante i suoi movimenti a uscire dall'area di rigore ha inciso poco. Meglio l'argentino dopo l'entrata in campo del compagno di reparto Osvaldo. I due parlano la stessa lingua, nel vero senso della parola viste le origini dell'ex Southampton. Un volta entrato il neo-convocato di Antonio Conte, l'Inter è sembrata essere più pericolosa, non abbastanza però. In realtà alla compagine nerazzurra manca l'estro e la costanza di Rodrigo Palacio, qualità e quantità allo stesso tempo. Se poi dovesse arrivare un altro innesto, veramente utile per rinforzare i nerazzurri, è il caso che parli la stessa lingua di Palacio, Icardi e Osvaldo.

Ogni riferimento a persone, fatti, cose, Lavezzi, è puramente casuale.

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