Doveva essere una partita di calcio valida per le qualificazioni a Euro 2016. E’ diventata un guerra politica. E come al solito di calcio neppure l’ombra. Non solo in Italia. Serbia-Albania non era una partita come tutte le altre, questo si sapeva da tempo. Ma nessuno poteva aspettarsi che la situazione scivolasse di mano così brutalmente. Un drone scende dal cielo calando una bandiera che inneggia al Kosovo libero. Un giocatore Serbo, Mitrovic, afferra la bandiera, la scaglia a terra. E inizia la rissa. Il direttore di gara è costretto a sospendere la gara al 41esimo minuto di gioco. Spuntano sgabelli e seggiolini in campo, per picchiare gli avversari.

Volano pugni. Mentre i giocatori albanesi fuggono negli spogliatoi ricoperti da fischi. E sugli spalti: lanci di lacrimogeni, risse e polizia impotente di fonte alle agitazioni. I fischi iniziali contro l’inno albanese erano solo il preludio di una serata tutt’altro che all’insegna delle sport.

Perché è scoppia la rissa?

Kosovo autoctono 1912”. Questa era la scritta presente sulla bandiera. La scritta che ha scatenato la rissa. Il Kosovo è, infatti, a maggioranza albanese. E i serbi lo considerano ancora una costola del proprio Paese. Il Kosovo attualmente è indipendente, ma la tensioni, come è evidente, restano inalterate. Dagli spalti si inneggia a Vladimir Puntin. “Il Kosovo è Serbia”. Si brucia la bandiera della Nato, colpevole di aver privato la Serbia di ciò che, secondo i tifosi, le spetta di diritto.

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La Serbia non ha ancora riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, proclamata nel 2008. E le relazioni con Tirana si sono ulteriormente raffreddate da allora. Il 90% del Kosovo è di etnia albanese. E l’Albania, come se non bastasse, ha reso il clima ancora più teso, progettando di raggruppare tutte le comunità albanesi di Kosovo, Montegregro e Macedonia. Così formando la “Grande Albania”. Ben presto, quindi, quella che poteva essere una partita di rappacificazione, è diventata un campo di scontro. La partita di calcio viene definitivamente sospesa. E inizia la partita politica.

Scende in campo Bogdanov

Compare anche “Ivan il Terribile”, in uno stadio ormai conquistato dai tifosi. Ivan Bogdanov, alias Ivan il Terribile, uno dei capi ultras che avevano terrorizzato Genova nel 2010, durante Italia-Serbia. Ad aprile era suscito dal carcere, dove era finito proprio a causa degli scontri che aveva provocato nel 2010. Un anno e 11 mesi non sono bastati, evidimentemente. Invade nuovamente il campo e proprio come allora tratta con l’arbitro per la ripresa della partita, che non avverrà.

E nel frattempo, urla di incitamento verso la folla, per complicare una trattativa tutt’altro che pacifica e bilaterale.

Le reazioni della politica

"Sono orgoglioso dei nostri giocatori fino a quando c’è stato il calcio. Ma sono dispiaciuto per lo spettacolo vergognoso a livello mondiale dei nostri vicini", scrive su Twitter il premier albanese Edi Rama. Ancora più diretto il ministro degli esteri serbo, che accusa direttamente Kosovo e Albania. "Una cosa del genere non è mai accaduta in nessun campo di calcio. Attendo di vedere come reagiranno l’Unione europea e la Uefa, poiché se fosse stato un serbo a far volare la bandiera della `Grande Serbia´ a Tirana o a Pristina, la cosa sarebbe già nell’agenda del consiglio di sicurezza dell’ONU”. E già sui social si grida vendetta per la partita di ritorno prevista fra oltre un anno. Come dovrà comportassi la Uefa? Come evitare che i violenti estremisti politici monopolizzino gli stadi e il calcio?