La Juventus non è più la stessa, è un dato di fatto, due mesi di campionato ci consegnano una squadra non solo diversa negli uomini e negli schemi tattici, a causa dei tanti cambiamenti nell'organico, ma più debole mentalmente, quasi come se avesse smarrito quella forza caratteriale che è sempre stata la trave portante di ogni suo successo.

Nuovi innesti

Eppure la campagna acquisti estiva non è certo stata povera di innesti, con l’arrivo di campioni “fatti” come Mandzukic e Khedira e di giovani promesse come Dybala, Alex Sandro e Zaza, ma è chiaroche non è un problema di tasso tecnico, ma di testa.

La Juventus sembra, infatti, aver esaurito la grinta e la “cattiveria agonistica”, dato reso evidente dai troppi ko subiti finora, non ultimo quello col Sassuolo di ieri sera, dove specialmente nel primo tempo la prova non è stata da grande squadra, ma a dir poco da principianti.

La rabbia del capitano bianconero

Non è un atteggiamento consono a una squadra campione d’Italia in carica, ad una compagine che vanta una storia così gloriosa, e la pensa così anche Gigi Buffon, capitano bianconero che nel dopo-partita ha avuto parole abbastanza pesanti nei confronti dello scarso impegno di tutto il team, nessuno escluso, affermando senza mezzi termini di non avere voglia, alla sua “veneranda” età, di fare certe cattive figure.

La carica di Patrice Evra

Dello stesso avviso è stato anche Patrice Evra, ieri non sceso in campo, che ha ribadito che non è possibile continuare così e che il dodicesimo posto in classifica non è frutto soltanto di sfortuna, ma di palesi errori di valutazione da parte di ogni singolo membro della squadra nessuno escluso, e che anche nel caso specifico di ieri, appellarsi alle comunque evidenti e clamorose sviste arbitrali non può essere una giustificazione ad una tale “Waterloo”.

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L’amarezza di Allegri

Grande amarezza permane anche da parte del tecnico bianconero Massimiliano Allegri che ha espresso il suo disappunto verso la prestazione bianconera sottolineando come solo nel secondo tempo si sia visto un minimo di reazione, non sufficiente però a trovare la via del gol per pareggiare e poi ribaltare le sorti del match. C’è già chi chiede la sua testa, ma le responsabilità non sono mai soltanto di una sola persona, ma vanno ripartite tra tutti i singoli componenti di una squadra, dal primo all'ultimo.

Voglia di reagire, il derby è l’occasione

Sebbene il momento sia critico persiste la voglia di reagire, il primo indizio è dato dal ritiro 'punitivo' deciso dalla società e dal tecnico in vista del prossimo derby della Mole, provvedimento che denota la grande volontà da parte di tutti di ripartire più forti di prima. Di solito in una stracittadina le motivazioni per vincere non mancano mai e allora gambe in spalla e pedalare, la Vecchia Signora non è certo avvezza ad arrendersi alle prime difficoltà e la partita col Toro è la prima occasione per dimostrare a tutti che la Juventus non è morta, ma sta solo affilando le unghie per graffiare più forte di prima.

A parlare alla fine sarà sempre e solo il campo.

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