Milan e Sampdoria, che si sono affrontate ieri, giovedì, nell'ultimo turno di Coppa Italia non erano solo due delle squadre più in difficoltà in questa fase del campionato chiamate alle prova del nove. Erano e sono i due club per i quali da mesi, troppi mesi, si stanno concentrando le attenzioni del mercato. Non quello calcistico in senso stretto, ma quello finanziario.

Perché il club rossonero di proprietà di Silvio Berlusconi sta cercando a tutti i costi di trovare un alleato pronto a mettere liquidità per risanare i conti e dare linfa vitale al calcio-mercato.

Mentre la squadra blucerchiata dopo un anno  e mezzo di limbo proprietario, l'arrivo del cineasta Massimo Ferrero lo scorso giugno non è mai stata di fatta accettata e digerita dai tifosi e dal sistema-calcio, dovrebbe prima o poi passare di mano.

Ma sia nel caso del Milan, sia in quello della Samp c'è qualcosa che non torna. Perché altrimenti i compratori, come insegnano i casi Roma e Bologna, senza guardare a Spagna e Inghilterra, si sarebbero trovati.

E invece siamo ancora al nulla di fatto. Al si dice. Al rinvio di mese in mese del closing dell'operazione.

Come mai? Il tema principale è la richiesta dell'azionista pronto a cedere, nel primo caso, la minoranza (48%), e nel secondo caso la totalità del pacchetto azionario. Berlusconi, valutando un miliardo (debito di 250 milioni escluso) il suo club pretende che la cordata rappresentata da mr Bee Taechaubol metta sul piatto qualcosa come 480 milioni per non avere un ruolo decisionale, salvo qualche posto in consiglio d'amministrazione.

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E difatti, la trattativa slitta, slitta, slitta, ora dopo la Befana. Magari arriverà carbone, invece che contante.

Nel caso della Samp le cose stanno ancora peggio. Il club l'anno scorso ha perso 25 milioni coperti da Ferrero grazie ai soldi lasciati dal precedente proprietario, la famiglia Garrone, che pur di liberarsi del fardello calcistico e delle pressioni dei tifosi doriani, ha lasciato in azienda, tra capitali freschi e garanzie per le fidejussioni bancarie, qualcosa come 100 milioni.

Una cifra che ora, si dice, il cineasta romano vorrebbe incassare dal potenziale acquirente, il ricco e potente industriale dell'oil&gas Gabriele Volpi (attività in Africa e nei porti di Spezia e Reijka).

Ora, ammesso e non concesso che sia mr Bee sia Volpi sia compratori attendibili e sicuri, cosa finora mai concretizzatasi, quello che stupisce è come mai se il calcio e' un veicolo per attrarre capitali e soprattutto notorietà le due operazioni non vengano concluse.

Il tema è e resta quello della eccessiva valutazione dei due club. Perché se il consorzio cinese composto da China Media Capital Holdings di Li Ruigang, magnate dei media considerato il Rupert Murdoch cinese, e Citic Capital, ha messo un piatto 400 milioni di dollari per il solo 13% del Manchester City (valutato così complessivamente oltre 3 miliardi), il valore intrinseco sta nel fatto che il socio riferimento del club inglese, il City Football Club che fa riferimento allo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahya, ha interessi calcistici anche in Giapppone, Australia e Stati Uniti.

Mentre Milan e Samp si rivolgono a un bacino d'utenza nettamente più piccolo, soprattutto per quel che riguarda il club genovese che può fare conto solo su metà del capoluogo ligure, città divisa sportivamente parlando con il Genoa. Il club di Berlusconi seppure tra i più vittoriosi e blasonati al mondo da anni non vive la ribalta globale della Champions League, non vince il campionato nazionale e accumula perdite. Per di più senza stelle e testimonial di richiamo su scala mondiale.

Per questo sarà davvero dura veder comparire la parola "venduto" sul Milan e sulla Samp. A meno di colpi di teatro dell'ultima ora.

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