fabio quagliarella, ex-Napoli, si è confidato con Giulio Golia de "Le Iene", in un’intervista strappalacrime andata in onda ieri sera, 1 marzo, nella quale l’attaccante stabiese ha rivelato per la prima volta la causa del suo abbandono improvviso del Calcio Napoli, con conseguente passaggio alla Juventus.

Nella stagione 2009/2010, Quagliarella stava vivendo il suo periodo più bello proprio al Napoli - la sua squadra del cuore - riuscendo anche a segnare la prima rete con la maglia azzurra.

Di lì a poco, la fine del sogno: il calciatore fu ceduto dalla notte al giorno alla rivale per eccellenza del club partenopeo, la Juventus. Di conseguenza, fu additato come traditore dalla sua città e dalla sua gente, cosa che tuttora lo fa star male: "Sono passato per l’infame della situazione e fa male soprattutto se è la tua gente a considerarti tale. Ogni volta che tornavo a Napoli cercavo di camuffarmi per evitare che qualcuno mi dicesse qualcosa.

Faceva male, non potevo godermi la mia gente".

L'incubo di Quagliarella: come sono iniziate le minacce

Il calciatore è stato vittima di stalking per quasi 5 anni: "Ho sofferto per tanti anni per colpa di una persona a cui non ho fatto nulla, la reputavo una persona di fiducia, era un poliziotto, Raffaele Piccolo, lo avevo contattato per un problema di password ad un pc che poi mi aveva messo a posto".

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Le Iene SSC Napoli

Dopo aver risolto il problema è nata un’amicizia, ma questa è stata anche la causa che ha scatenato un vero e proprio incubo. L'attaccante ha iniziato a ricevere lettere anonime in posta, con foto di ragazzine nude con annesse accuse di pedofilia, contatti con la camorra, calcio scommesse e droga.

Oltre alle lettere, il padre ha iniziato a ricevere pesanti minacce nei confronti del figlio e non solo: "Un giorno ricevetti una lettera in cui si diceva che sarebbe stata fatta esplodere una bomba nel palazzo".

Le minacce diventavano via via sempre più intense: "Una volta è arrivata una bara con sopra la foto di mio figlio", aggiunge il padre. A questo punto, la famiglia si è rivolta all’amico - artefice di tutto - che sotto mentite spoglie fingeva di occuparsi del caso, accogliendo le numerose denunce che venivano sporte da Quagliarella e dai suoi cari. L’obiettivo di Piccolo era quello di isolare il calciatore e i genitori, perché così avrebbe avuto più potere nei loro confronti; ben presto diventò geloso del legame che Fabio aveva con il suo migliore amico Giulio, e per questo provò a metterlo fuori gioco.

Giulio fu convocato dalla DDA, perché accusato di essere affiliato alla camorra per produzione illecita di Sim, un'accusa completamente falsa, architettata dal poliziotto stalker.

Lo stalker ha causato l'addio alla maglia azzurra

Poi arrivò il turno del Calcio Napoli: Raffaele Piccolo iniziò a mandare le lettere che accusavano Quagliarella dei crimini più disparati anche alla sede del club: ciò causò l’esclusione del calciatore dalla rosa napoletana.

Venne ceduto all’improvviso non sapendo il perché, ignaro del fatto che le missive fossero giunte al club: "Se non ci fosse stato tutto questo, io a quest’ora sarei ancora in maglia azzurra a giocare per il Napoli".

Il sospetto che lo stalker potesse essere l’amico poliziotto lo ha avuto il papà: dopo 5 anni l'amico commette un errore, cancellando "per sbaglio" un messaggio di minacce dal cellulare del padre. A questo punto la famiglia, rivolgendosi alla polizia, scopre che le denunce quinquennali non erano mai state depositate: fu questa la conferma che Raffaele Piccolo era lo stalker. Oggi il colpevole è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere, ma Giulio, migliore amico di Fabio, è convinto che il poliziotto non sconterà nemmeno un mese di galera, perché la condanna andrà in prescrizione.

Nonostante si trovi bene alla Samp, l'attaccante ha un pensiero fisso, che noi gli auguriamo di realizzare, ossia quello di poter nuovamente vestire la maglia azzurra: "Se il Napoli mi richiamasse sarebbe bello. Ho lasciato qualcosa di incompiuto qui".

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