Sarà stata la noia, oppure semplicemente la stupidità di alcuni. Fatto sta che cagliari-Pescara di domenica 30 aprile, finita 1-0 per i sardi, è diventata una delle partite più chiacchierate del lungo fine settimana italiano. Non per torti arbitrali, grandi giocate o gol pazzeschi. Quanto piuttosto per un vile attacco razzista nei confronti del pescarese Sulley Muntari reo di avere la pelle nera.

Ecco che una tranquilla domenica di fine aprile si è trasformata per alcuni in qualcosa di più.

Su tutti il centrocampista ghanese del Pescara tartassato per quasi 90 minuti da ululati Razzisti. Fiacchi, vero, ma comunque reali. Tanto che, dopo averlo fatto notare a più riprese al sestetto arbitrale Muntari ha deciso di abbandonare il campo all'89'. Un segno di protesta contro chi lo aveva insultato.

"Avete visto tutti quello che è successo. I tifosi facevano i cori durante il primo tempo. C'era un bambino piccolo che li faceva con i genitori vicino.

Allora sono andato lì e gli ho detto di non farlo. Gli ho dato la maglia, per insegnare che non si fanno queste cose. Serve dare esempio per farli crescere bene. Poi nel secondo tempo è successo con la loro curva e ho parlato con l'arbitro. Mi ha detto che non dovevo comunicare con il pubblico. Sono esploso e gli ho detto che doveva avere il coraggio di fermare la partita".

Ma quello di Muntari è solo l'ultimo episodio tutto italiano di una lunga serie di "buu" razzisti. Ecco gli altri.

I casi più famosi di razzismo negli stadi italiani

Il caso Rüdiger. "Due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture e adesso fa il fenomeno". Con queste parole a sfondo razzista il laziale Senad Lulic apostrofava il collega romanista Antonio Rüdiger. Era un derby di fine dicembre 2016 e la frase incriminata finì sotto la lente della giustizia sportiva.

Il caso Koulibaly. Stagione 2015/2016, 23esima giornata di campionato.

All’Olimpico di Roma si giocava Lazio-Napoli. Tutto sembrava filare, poi al 65’ l’arbitro Irrati di Pistoia decise di interrompere per qualche minuto la gara dopo aver sentito a più riprese i consueti "buu" e insulti razzisti nei confronti del difensore senegalese del Napoli Kalidou Koulibaly. "Dobbiamo fare i complimenti a Irrati, perché la situazione stava diventando imbarazzante: eravamo tutti dispiaciuti per Koulibaly", commenterà così, al termine del match Maurizio Sarri.

Il caso Boateng. A reagire violentemente contro il pubblico fu invece Kevin Prince Boateng. Nel 2013 il centrocampista che giocava nel Milan, prese letteralmente a pallonate i tifosi della Pro Patria che lo insultavano per il colore della sua pelle. Si trattava di una partita di allenamento e a causa delle intemperanze dei tifosi il Milan non scese più in campo.

Il caso Eto'o. Passiamo così al 2010 quando al Sant'Elia di Cagliari a essere bersagliato dai soliti "buuu" e insulti razzisti fu nientemeno che una stella come Samuel Eto'o.

All'epoca Tagliavento fermò la gara ordinando, come da regolamento, allo speaker dello stadio di diffondere un messaggio per ricordare che in caso di ulteriori intemperanze la partita sarebbe stata sospesa. Al 39' Eto'o andò in gol e in risposta ai tifosi di casa mimò polemicamente una scimmia.

Il caso Zoro. Era la stagione 2005/2006 e il Messina giocava in Serie A. Tra le sue fila militava un terzino ivoriano di nome Marco André Zoro. Durante un match contro l'Inter il giocatore venne a lungo tartassato da "buu" e cori inerenti al colore della sua pelle. Troppo giocare in quel clima ostile, tanto che Zoro, pallone sotto il braccio, minacciò a più riprese di smettere di giocare.

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