La verità è sempre più vicina. Un altro passo verso la giustizia sta per essere effettuato. Sarà riesumata il prossimo 10 luglio la salma di Donato Bergamini, il giocatore del Cosenza originario di Argenta (Ferrara), il cui struggente ricordo riempie il cuore della famiglia e di chi l’ha conosciuto da ormai quasi 28 anni, tanti ne sono passati da quel 19 novembre dei misteri quando, a Roseto Capo Spulico, la vita terrena del promettente centrocampista in forza al Cosenza, all’epoca 27enne, finì nel più orribile dei modi, riverso su una piazzola della statale 106 Jonica.

Come noto, l’ipotesi del suicidio, secondo la quale Donato, per tutti Denis, si sarebbe gettato sotto le ruote di un camion, non è mai stata ritenuta credibile da parenti e amici del giocatore, consapevoli di come la solarità che Denis ha sempre mostrato in vita non avrebbe mai potuto spingere il ragazzo a un gesto simile.

Quelle prove inconfutabili

Il tutto senza contare i misteri dei giorni precedenti, a partire dalla strana uscita improvvisa dal cinema di Cosenza nel quale Denis si era recato insieme ad alcuni compagni al sabato pomeriggio, vigilia della partita contro il Messina, che l’indimenticato Donato non avrebbe mai giocato. Per proseguire con il conflittuale rapporto con la fidanzata Isabella Internò, l’unica testimone dei fatti in quanto seduta in auto insieme a Denis, e indagata della nuova inchiesta insieme a Raffaele Pisano, conducente del camion.

Così, grazie all’instancabile battaglia della famiglia, guidata dalla sorella Donata, ecco la serie di prove del 9 che spingono verso la verità, a partire dalle risultanze sul corpo di Bergamini, non certo quelle, dallo stato delle scarpe a quello dell'orologio, tipiche di un morto da trascinamento.

Svolta a un passo

L’incidente probatorio avvenuto lunedì ha convinto il Gip del Tribunale di Castrovillari, Teresa Riggio, ad accogliere la richiesta del Procuratore della Repubblica, Eugenio Facciolla, che nelle settimane scorse aveva riaperto l’inchiesta sulla morte di Bergamini, la cui salma, dopo la riesumazione, sarà trasferita all’istituto di medicina legale di Ferrara, dove verranno eseguite analisi con strumenti di ultima generazione.

Niente suicidio, bensì “omicidio aggravato premeditato in concorso”. Insomma, qualcuno ha spinto Denis sotto quel camion. Una verità scomoda, ma che era più o meno nota a tutti. Tranne che alla giustizia.