Oggi prende ufficialmente il via la stagione 2017/2018 del Milan, la prima della nuova proprietà cinese ad ormai quasi 3 mesi dal closing che ha visto il club rossonero passare, dopo una gestione di oltre 30 anni, dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle di Yonghong Li.

Se però ad avere la carica ufficiale di presidente è proprio l'investitore cinese, non si può negare il fatto che Marco Fassone (accompagnato dal suo fidato Massimiliano Mirabelli), amministratore delegato del Milan, sia il vero protagonista di questo nuovo Milan.

All’alba di una nuova stagione, con tanti volti nuovi anche tra i calciatori, Marco Fassone spiega piani, potenzialità e false verità sul suo Milan tutto nuovo tramite un'intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Fassone: "Vicini all’accordo con Gigio e famiglia, ora pensiamo alle cessioni"

Sul caso Donnarumma: "Non molto tempo fa dissi che le porte sarebbero state riaperte qualora ci fosse stato un ripensamento.

Probabilmente il ripensamento c'è stato, credo che siamo vicini ad un accordo con lui e con la sua famiglia. Ma non accetteremo altri compromessi, siamo ad un giorno o due dalla sua decisione. Quali compromessi? Bisogna considerare il fatto che ci sia un agente con idee e convinzioni un po' lontane dalle nostre. Di mezzo ci sono retribuzioni, benefit, commissioni e possibili clausole sulla futura vendita del calciatore"

Su questa lunga trattativa: "Non l'ho interrotta perché ho agito con razionalità e non con la pancia, stiamo parlando di uno dei migliori portieri al mondo.

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Perderlo significherebbe perdere un patrimonio. Ma, come detto, abbiamo un'asticella: oltre non andiamo. Non so se la precedente proprietà poteva fare di più, ci siamo ritrovati con due calciatori importanti in scadenza (l’altro è De Sciglio, ndr), immagino che prima del closing siano stati fatti tutti i tentativi per prolungare"

Sul ruolo degli agenti: "Se hanno troppo potere significa che c'è anche responsabilità del club.

Se il club e la società sono ben strutturati, allora l'agente può essere utile. Se non ci sono queste condizioni, invece, l'agente può influenzare le scelte di mercato. Le commissioni posso starci, a patto che non siano alte, nessuno ci obbliga ad accettarle"

Sul presidente Yonghong Li: "Non è un presidente come quelli a cui siamo abituati. Meno visibile, è un investitore con asset importanti. Lo sento una volta al mese, mentre quotidianamente sento il suo braccio destro, ovvero Han Li.

Il presidente mi ha chiesto se potevo garantirgli in poco tempo la partecipazione in Champions del Milan, ovviamente supportandomi. Il mio lavoro è proprio far sì che l’investimento non si bruci in virtù di un risultato sportivo che non arriva. Il nostro piano è cauto, prevede di metterci anche più tempo. Se mancassi la Champions per due anni di fila, avrei qualche grattacapo in più"

Sui presunti debiti del Milan e sulla tenuta economica: "Quando sono arrivato c'erano 75 mln di debiti che abbiamo trasferito dalle banche al fondo Elliott, che è un po’ più caro, gli interessi sono al 7,7%.

Poi abbiamo emesso un bond di 50 milioni per far fronte alle esigenze del mercato estivo. In tutto 120 milioni di debito, su oltre 200 di fatturato: è estremamente contenuto rispetto ad altri club. L’acquisizione del Milan è costata oltre un miliardo. Pensare che possa essere fatta senza leve finanziarie mi sembra difficile. E poi Mr Li ha dovuto cambiare in corsa il piano per gli ordini del governo"

Sul Calciomercato attuale: "Abbiamo speso sui 100 milioni, adesso speriamo di prendere un altro calciatore (Conti, ndr). Successivamente tireremo una linea e penseremo alle cessioni. Avere una rosa con tanti calciatori non è d'aiuto ad un allenatore. Poi penseremo a quanto resta di budget, ci piacerebbe fare altre operazioni, ma non devono essere forzate. Concludo dicendo che il Milan ha un dna da grande club, una macchina molto potente che è stata in garage impolverata e ha voglia di tornare a correre"

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