"Asensio, 4-1, è finita"

Con queste parole pronunciate da Sandro Piccinini calava il sipario sulla finale di Champions League dello scorso 3 Giugno svoltasi a Cardiff che ha visto la Juventus soccombere per 4-1 nei confronti del Real Madrid, una vera prova di forza per le merengues e un tonfo clamoroso per i bianconeri, che vi erano arrivati consci del proprio valore e con la consapevolezza questa volta di poter portare a casa quel trofeo tanto agognato. E invece, per la settima volta in nove occasioni, la coppa dalle grandi orecchie è sfuggita di mano sul più bello, al termine di un cammino sin lì trionfale e convincente.

Subito dopo la partita sono iniziate a girare voci su una bagarre nello spogliatoio durante l'intervallo, che avrebbe visto come protagonisti Bonucci e Dani Alves.

Tutte le parti hanno smentito, ma resta la sensazione che qualcosa sia effettivamente successo, altrimenti sarebbe difficilmente comprensibile l'atteggiamento svogliato e sottotono con cui la Juventus ha affrontato il secondo tempo, dove ha subito tre dei quattro gol totali, gli stessi che aveva subito per tutto il corso della competizione. Il tutto verrebbe avvalorato dall'immediata cessione di Bonucci e Dani Alves, con parole al veleno di quest'ultimo nei confronti della sua ex squadra.

E come detto, a questo i tifosi juventini sono abituati, essendo la prima finale di Coppa dei Campioni disputata (e persa) datata 1971.

In quell'occasione l'avversario era il temibilissimo Ajax di Crujiff, non proprio una carneade. Da allora sono seguite altre sei sconfitte: alcune clamorose, come contro l'Amburgo nel 1983, dove un'autentica corazzata che poteva schierare tra le sue fila giocatori del calibro di Zoff, Scirea, Platini, Rossi e Boniek non seppe reagire al gol dei tedeschi firmato da Magath nei minuti iniziali.

Stesso discorso nel 1997, dove la vecchia signora trovava di fronte il Borussia Dortmund, squadra ampiamente alla portata per gente come Zidane e Del Piero, finì per soccombere per 3-1. A queste seguono si oppongono dispute dall'esito più incerto, come quella di Amsterdam nel 1998 contro il Real Madrid (viziata da un gol in fuorigioco di Mijatovic) e quella di Manchester del 2003, in un derby tutto italiano contro il Milan, che vide i rossoneri spuntarla solo al termine dei calci di rigore.

Partiva invece nettamente sfavorita due anni fa a Berlino contro il Barcellona, dove però, a differenza di quest'anno, seppe tenere testa all'attacco stellare dei blaugrana (Messi-Suarez-Neymar, serve aggiungere altro?) e giocarsela fino alla fine.

Come se non bastasse, anche le due vittorie non possono assumere i contorni del trionfo. La prima, nel 1985, è tristemente nota per la tragedia dell'Heysel, il fatiscente stadio belga in cui si è disputato il match, vedeva contrapposti la Juventus e il Liverpool, e furono proprio i supporter del club inglese a causare il crollo di un settore dello stadio provocando la morte di 39 persone, per la maggior parte tifosi bianconeri. Quella che seguì non fu una manifestazione sportiva (come titolava la tv austriaca durante la trasmissione) e si concluse per 1-0 grazie ad un rigore trasformato da Platini per un fallo nettamente fuori area su Boniek.

Il secondo e ultimo successo continentale è datato 1996, dove la Juventus riuscì sì a spuntarla, ma solo ai calci di rigore, dopo una partita nettamente dominata contro un avversario decisamente inferiore, l'Ajax di Van Gaal, perlopiù giocando praticamente in casa, all'Olimpico di Roma. Tutti questi avvenimenti possono essere riassunti con un'unica parola: maledizione.

Ma com'è possibile che una società con una tradizione incredibilmente vincente in campo nazionale, capace di vincere lo stesso numero di scudetti (sul campo) di Milan e Inter messe assieme, non riesca ad imporre il proprio dominio anche in campo continentale?

Una squadra che riesce sovente ad arrivare in fondo in quella che è la competizione calcistica per club più prestigiosa al mondo non può essere definita "perdente", sembrerebbe piuttosto che la Juventus soffra della "sindrome del braccino corto" una volta approdata all'ultimo atto.

Il cammino di quest'edizione è emblematico a tal proposito: ai quarti di finale la Juventus ha demolito il Barcellona, infliggendo ai blaugrana un 3-0 complessivo, segnando 3 gol in casa e chiudendo a reti inviolate la sfida del Camp Nou; mentre in finale è stata letteralmente spazzata via dal Real, eppure la differenza tra le due squadre non è così notevole da rendere di facile comprensione un simile scarto. A maggior ragione se lo si confronta con un altro dato, ovvero il cammino del 2015, dove la Juventus ha eliminato in doppia sfida il Real Madrid (in quel caso in semifinale) per poi soccombere in finale al cospetto del Barça. Le formazioni delle due squadre spagnole sono rimaste pressoché invariate nel corso dei due anni.

I dubbi rimangono, non ci resta che aspettare la prossima finale.