Inter-Napoli 0-0. Classica conferenza del mister partenopeo nel post-partita: ovviamente non mancano le giustificazioni, un accenno a Sky [VIDEO] al celeberrimo "giochiamo sempre dopo la Juve" e a Premium al "loro spendono più di noi" con uscita di scena improvvisa all'ennesima domanda sui bianconeri. Parole e atteggiamenti a cui un tempo si dava un peso ed erano ritenute (da pochi, in realtà) un modo "alla Mourinho" per deresponsabilizzare la squadra, da molti un grosso alibi a un lavoro comunque eccelso di società, giocatori e allenatore stesso.

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Ricordiamo anche "uscite" fantasiose del tipo "abbiamo perso per via del clima natalizio", "non si può giocare alle 18 in primavera per via della penombra", oltre ad un uso, diciamo così, poco parsimonioso del turpiloquio, al quale forse si dovrebbe porre un freno, visto che il calcio (e la serie A in particolare) è seguita in tutto il mondo e soprattutto da milioni di bambini.

In ogni caso, visto che il personaggio è molto verace e, al netto di un'idea di gioco innovativa, brillante e apprezzata da tutti, ancorato ad una visione "dilettantistica" di ciò che fa da contorno ad una partita di calcio, i media e la stessa FIGC ormai non si preoccupano più di rispondere a certe illazioni o dare una chiave di lettura a queste dichiarazioni.

E' chiaro però che, per quanto la stampa e gli addetti ai lavori chiudano un occhio, quando si cammina sempre sul filo della correttezza/scorrettezza si rischia di cadere, ed è quello che è successo ieri sera. Mister sarri inciampa, forse stanco di ripetere e ripetersi la favola della "squadra ha fatto un'ottima partita", "abbiamo avuto dominio territoriale", "contro il Benevento abbiamo vinto pur giocando peggio di stasera".

Una giornalista di Canale 21 gli chiede se in qualche modo il pareggio possa compromettere il discorso scudetto: pausa di una decina di secondi, inquietante, ma la risposta lo è ancora di più: "Sei donna e sei carina, non ti mando a fanc**o solo per questi due motivi". Risate in sala, un mix di imbarazzo e becero servilismo, seguite dalle scuse di rito.Tuttavia, caro mister, a volte le scuse non servono a nulla, specie se gli episodi sono reiterati (vedasi il "battibecco" con Roberto Mancini di un paio di anni fa), servirebbe buon senso, cultura della sconfitta (e del pareggio), senso di responsabilità e soprattutto rispetto: perché solo chi rispetta il lavoro degli altri, dai giornalisti ai colleghi allenatori, dalle istituzioni sportive che fanno le regole e i calendari agli avversari, può pretendere di ricevere rispetto per il proprio lavoro.Altrimenti è meglio snaturarsi un po', forse si perde qualcosa in spontaneità, è vero, ma si guadagna in termini di correttezza e credibilità (propria, della società che la paga e dell'intero sistema calcio italiano [VIDEO]). Il gioco vale la candela.