Il quarto campionato nazionale, la Serie D, con le sue novità tra over e under rappresenta per tanti giovani un trampolino di lancio per le proprie ambizioni. Ambienti e organizzazioni differenti contribuiscono alla crescita dei nostri calciatori. Abbiamo intervistato un giovane under, Alessandro De Santis, chiedendo la sua impressione.

Alessandro De Santis, giocatore del Derthona Calcio

Alessandro De Santis, classe settembre '99, primo anno di Serie D: 31 convocazioni, 20 presenze con circa 1.400 minuti giocati. Mi sembra che per un Under è un buon inizio...

Provenire dalla Primavera del Trapani e iniziare a giocare per punti veri e per qualcosa che conta è importante.

L'aspirazione di noi giovani è sempre quella di poter giocare; sono convinto che conta molto l'impegno con cui si cerca di far bene e dare il massimo, ed i risultati prima o poi arrivano. Certo, sono molto contento di quest'esperienza, 20 presenze rappresentano un buon bottino per un under all'esordio, spero di continuare a dare il mio contributo sino alla fine.

Come giudica questo calcio di Serie D?

Sono soddisfatto di quest'esperienza, iniziata prima con la Folgore Caratese, e continuata qui a Derthona. Il campionato di Serie D, in particolare questo del Girone A, è paragonabile alla vecchia C2. La presenza di società blasonate come Como, Pavia, Varese, Casale e Pro Sesto alzano il livello dell'asticella.

Qui prevale l'agonismo, la tecnica senza improvvisazioni, con allenatori preparati e impianti all'altezza delle situazioni.

Dalla Folgore Caratese al Derthona Calcio: una differente esperienza?

Sì, differente. Quando sono arrivato a Carate, sono rimasto colpito da tutto. Impianti, strutture, assistenza, residenze e mensa, insomma tutto quello che un calciatore sogna, e trattandosi poi di Serie D, non si aspetta.

Non immaginavo di trovare veramente tanto. Credo comunque, ed oggi lo posso affermare con ragione, che per un giovane della mia età, ma se ci penso anche per un over, questo tipo di organizzazione possa rivelarsi un boomerang. Troppi lussi e comodità saziano, distraggono e tolgono l'appetito. Quando, invece, in queste categorie si ha necessità di "fame" per raggiungere determinati obiettivi di crescita.

Qui a Tortona, invece, ho trovato una buona organizzazione, brava gente, il calore delle persone che ti trasmettono il sudore, la fatica dei sacrifici per portare avanti e gestire una società dilettantistica. Compagni di squadra e di avventura, un gruppo coeso preparato a combattere e ad affrontare i sacrifici con grande umiltà e determinazione. Ecco perché penso che il tipo di esperienza fatta qui sia importante e determinante come fattore di crescita.

Quali programmi per il futuro?

Oggi penso solo al Derthona. Siamo concentrati, così come ci chiede il mister Nicola Ascoli, a lottare fino alla fine e a dare tutto sia in allenamento che in partita. Sentiamo addosso la responsabilità di fare e dare sempre il massimo, quindi uscire dal campo con la coscienza a posto di aver fatto fino in fondo il nostro dovere.

Sono in prestito fino a fine campionato: sia il mio procuratore, Alessandro Greco, che il direttore Francesco Musumeci, mi hanno detto dell'interessamento di alcuni club. Sono a disposizione per valutare eventuali offerte, ma oggi, come dicevo, sono concentrato sull'unico obiettivo di portare avanti fino alla fine i colori del Derthona.

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