Wanda Nara-Maxi Lopez come i famosi coniugi del film "La guerra dei Roses", con la differenza che, questa volta, il finale sarà ambientato in un'aula di tribunale. Il pm, infatti, ha chiesto una pena molto severa (quattro mesi di carcere) per la showgirl argentina, attuale moglie e procuratrice del bomber interista Mauro Icardi, accusata di aver procurato un grave danno al suo ex marito Maxi Lopez, ora in forza al club brasiliano del Vasco da Gama, nel quale è approdato lo scorso luglio dopo otto anni trascorsi nel nostro Paese.

Chiesti quattro mesi per Wanda Nara

Che la "guerra" tra Maxi Lopez e Wanda Nara non si sarebbe risolta in maniera pacifica, era ormai cosa nota ed evidente.

Tra le polemiche suscitate dal tradimento con Mauro Icardi, fino ad allora amico per la pelle di Maxi Lopez, e le dichiarazioni successive di Wanda Nara, che ha più volte descritto la sua "precedente vita" come un vero e proprio inferno, la storia è repentinamente arrivata nelle aule di tribunale.

Tralasciando tutti i discorsi riguardanti la separazione della coppia, la showgirl argentina, ormai ospite fisso della trasmissione TV Tiki Taka di Pierluigi Pardo, è stata accusata dall'attaccante del Vasco da Gama di aver pubblicato il suo numero di telefono su Twitter e Facebook, causandogli numerosi danni in ambito professionale. Infatti, secondo quanto dichiarato dai legali del calciatore, la vicenda avrebbe influito negativamente sui suoi eventuali movimenti di calciomercato nel 2015, anno a cui risale il fatto in questione.

Per questo motivo, il pm ha chiesto quattro mesi di reclusione per la moglie di Mauro Icardi. Il 29 ottobre è prevista la lettura della sentenza presso il tribunale di Milano.

La difesa di Wanda Nara

Wanda Nara, però, sembra essere tutt'altro che preoccupata. Tra uno scatto sui social e un'uscita pubblica con Mauro Icardi, l'argentina non si è presentata in aula a Milano, dove era attesa nella giornata di oggi.

La trentunenne, infatti, avrebbe dovuto fornire la propria versione dei fatti su questa vicenda, in modo tale da convincere i giudici a optare per la strada dell'assoluzione. Quella stessa assoluzione che intanto, con convinzione, continua a chiedere il suo avvocato difensore, sempre più deciso a dimostrare l'innocenza della sua assistita.

"Non c'è la prova che sia stata lei l'autrice dei post sui social network" ha dichiarato l'avvocato, "e nemmeno che abbia creato un danno al calciatore", ha poi concluso il legale.

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