E' arrivata come un fulmine a ciel sereno, nella mattinata di ieri, la notizia che Daniele De Rossi non sarà confermato per la prossima stagione come giocatore della Roma. Gli è stato offerto un posto da dirigente, ma 'capitan futuro' non ha intenzione di smettere e, con la solita classe, ha fatto capire a tutti di aver compreso già da tempo l'idea della società di mandarlo via. Dopo Francesco Totti, un altro simbolo della Roma viene mandato contro voglia fuori dallo spogliatoio giallorosso e la piazza prepara dure contestazioni per l'ultima di campionato.

La fine di un amore

L'amore incondizionato di De Rossi verso la maglia giallorossa è stato indubitabile, ed è indubbio che la società si è dimostrata poco sensibile nei suoi confronti e in quelli di una tifoseria che nello 'sceriffo di Ostia' vedeva l'ultimo vero simbolo di romanità rimasto.

Non si è mai tirato indietro per la sua Roma, tranne questa volta dove gli è stato chiesto di smettere di giocare per vestire i panni del dirigente a soli 36 anni, dopo aver dimostrato, in una stagione non esaltante per la squadra, di essere ancora importante e di far sentire il suo peso come singolo giocatore quando chiamato in causa. Con delle parole sempre molto pacate e signorili, De Rossi ha accettato il verdetto societario e lo ha comunicato a tutti con la tristezza di un tifoso che lascerà presto la Roma, il suo unico grande amore.

Un pizzico di rimpianto

Nelle parole di De Rossi si è avvertita l'amarezza di dover lasciare la sua casa e il rimpianto di farlo dopo anni in cui non è riuscito a vincere nulla.

Nelle sue frasi si è intuito il disaccordo verso la decisione della società, specie quando ha sottolineato che, se fosse stato lui un dirigente, si sarebbe confermato. Quel che è certo è che per De Rossi finisce momentaneamente un amore incondizionato verso quella maglia giallorossa che tifa da quando è nato e che l'ha portato anche a vestire la maglia della Nazionale e a vincere un Mondiale.

Ora, capire dove andrà il numero 16 giallorosso è difficile, l'ipotesi più acclarata riguarda gli States o gli Emirati arabi, ma chissà che la sua voglia di competizione e di vittoria non lo portino ad accettare un'offerta in premier dove da sempre è molto stimato.

L'ultima bandiera

Con Daniele De Rossi se ne andrà l'ultima vera bandiera di un calcio sempre più legato ai contratti e ai bilanci.

Dopo Maldini, Del Piero, Zanetti e Totti, anche lui si farà da parte per far spazio ad un calcio che non concepisce più la passione e il rispetto per chi ha dato tanto verso quei colori che ama sin da bambino e che è invece indirizzato sempre di più sul business. Non c'è più tempo per le bandiere e per i giri di campo, non importa più l'amore di un tifoso verso il singolo, ma sicuramente nel cuore dei sostenitori giallorossi DDR rimarrà per sempre un simbolo e un vanto e, forse, come ha sottolineato in conferenza stampa, ben presto si ritroverà con la sua gente in qualche settore ospite a tifare la loro Roma.

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