Trent'anni dai Mondiali italiani del 1990, quelli delle 'Notti magiche', ma anche di una 'notte tragica', quando a Napoli nella semifinale l'Argentina superò l'Italia ai calci di rigore qualificandosi per la finale. L'inattesa sconfitta provocò un fremito di 'indignazione nazionale' che percorse l'intero Paese, tant'è che la stessa seleccion albiceleste venne accolta da una selva di fischi della finalissima di Roma, scatenando la rabbia di Diego Armando Maradona: il labiale del fuoriclasse del Napoli che mormora 'hijos de p...' rivolto al pubblico dell'Olimpico durante l'esecuzione dell'inno argentino tra le assordanti contestazioni della gente è una delle immagini iconiche di quel campionato del mondo.

Proprio Maradona è stato recentemente intervistato dal Clarin e ha ricordato quei caldi giorni d'estate di 30 anni fa. L'Argentina giunse in finale, ma non era certamente una perla di bel calcio, solo una lontana parente di quella che quattro anni prima aveva vinto il titolo in Messico, se non altro perché numerosi iridati erano ancora in squadra. Ma il 'pibe de oro' è rimasto molto legato a quella squadra e la elogia apertamente.

'Il ricordo più bello? La vittoria sul Brasile'

Giusto ieri, 24 giugno, era l'anniversario del 'superclasico' disputato al Delle Alpi di Torino tra Argentina e Brasile. Una gara dominata a lungo dai verdeoro, una delle nazionali brasiliane meno spettacolari di sempre nonostante la presenza di tanti fuoriclasse: incapace di far gol, però, il Brasile venne punito da Caniggia che sfruttò in contropiede un assist di Maradona.

"Quello è il ricordo più bello di quel Mondiale - sottolinea l'ex capitano dell'Albiceleste - e proprio l'altro giorno ho rivisto la partita. Riguardandola pensavo che da un momento all'altro il Brasile avrebbe fatto gol, il nostro portiere Goycoechea sembrava un flipper e volava da un palo all'altro.

Non so come facemmo a vincere, ma battere il Brasile ai Mondiali è certamente la cosa più bella".

Il cammino faticoso verso la finale

A onor del vero il cammino dell'Argentina verso la finale di Roma non fu memorabile: superò il turno da ripescata nella fase a gironi dopo la sconfitta all'esordio con il Camerun, la vittoria sui sovietici 'viziata' da un'altra 'mano de Dio' di Maradona che si trasforma in 'portiere aggiunto', il pari con la Romania.

Poi gli ottavi con il Brasile, unica vittoria entro i tempi regolamentari della fase a eliminazione diretta per l'Albiceleste che, successivamente, batte ai rigori la Jugoslavia nei quarti e l'Italia in semifinale. Eppure se viene chiesto a Maradona di quella nazionale, lui la preferisce addirittura a quella campione del mondo di Messico '86. "Era diecimila volte più bella perché era una squadra di uomini veri, aveva più p... di quella che aveva vinto il titolo. Ci massacrarono di botte, ci fischiarono, ci squalificarono quattro giocatori, ma arrivammo lo stesso in finale".

'Avrei voluto fare a botte con tutti i tifosi italiani'

Finale con la Germania Ovest in cui sembrò ripetersi il copione già visto contro slavi e italiani, tedeschi che non riescono a far gol, Argentina che sembra reggere, ma lo farà fino al discusso rigore per fallo di Sensini di Voeller poi trasformato da Andreas Brehme.

"Fummo davvero a un passo dal vincere due coppe del mondo di fila anche se in finale eravamo a pezzi: io e Ruggeri scendemmo in campo infortunati e avevamo quattro squalificati: Caniggia, Giusti, Olarticoechea e Batista. Ma giocammo alla pari appunto perché avevamo le p..., pure quando siamo rimasti in dieci per l'espulsione di Monzon". Diego torna anche sull'episodio dei fischi all'inno argentino. "In quel momento volevo fare a botte con tutti i tifosi italiani, tranne i miei amati napoletani. Però con il senno di poi capisco che li lasciammo fuori dalla coppa a casa loro".

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