Dai pali, al centro dell'attacco, dall'Austria all'Italia, da Torino alla Sicilia, passando per l'America. La storia di “Beppo il giramondo” se fosse ambientata ai nostri tempi sarebbe celebre, ma considerati gli anni trascorsi, e il particolare periodo storico compreso tra due guerre mondiali, oggi è caduta nel dimenticatoio anche per la scarsa qualità di supporti audio-video, comprensibile a quell'epoca. Heinrich Schönfeld o Enrico come lo chiameranno sia a Torino che a Trapani, ha dato tanto al calcio italiano e non soltanto a quello professionistico. Negli anni '30 ha scritto una storia tutta sua in un territorio che in quel periodo era agli antipodi del grande calcio; ma prima di questo è stato un bomber.

Il suo nome figura nell'albo d'oro della classifica marcatori del massimo campionato, quando ancora non c'era il girone unico: ha vestito le maglie del Torino e dell'Ambrosiana Inter e quel nerazzurro gli avrebbe segnato anche la parte conclusiva della carriera in una squadra che, paradossalmente, si chiamava Juventus.

Dall'Austria all'Italia

Heinrich Schönfeld nasce in Transilvania, a Cluj, nell'odierna Romania da una famiglia ebraica. Era il 3 agosto del 1900 e in quel tempo la città, sotto l'impero Austro-Ungarico, si chiamava Klausenburg. Nel 1916, fa il suo debutto nelle file dello Sport Club Rudolfshügel, squadra austriaca. Gioca in porta, qualche anno dopo si trasformerà in attaccante; in quell'epoca i cambi di ruolo anche “drastici” non erano così rari.

Nel 1921 approda in Sud Tirol al Merano dove gioca una serie di match amichevoli, utili ad attirare l'attenzione della Libertas Firenze e gioca in Seconda Divisione, girone nord, in quelli che all'epoca erano campionati di secondo livello. Nel frattempo Karl Stürmer, ex tecnico del Rudolfshügel, approda sulla panchina del Torino e tra i primi acquisti c'è proprio Schönfeld, il portiere diventato attaccante.

La stagione del massimo campionato italiano 1923/24 è per lui indimenticabile: al centro dell'attacco granata inizia a segnare a raffica e non si ferma più, giocherà 20 partite di campionato e timbrerà il cartellino del gol in 22 occasioni vincendo la classifica dei cannonieri. Purtroppo il Torino non riuscirà a superare il proprio girone, preceduto dal Bologna che si qualificherà dunque per le finali nazionali.

A Torino giocherà anche nella stagione successiva, meno fortunata per lui, poi nel 1925 vestirà la maglia dell'Ambrosiana-Inter e anche qui la sua esperienza sarà abbastanza soddisfacente con 9 reti messe a segno in 14 gare. Poi sente il “richiamo” della patria, viene infatti convinto ad accettare la proposta della Hakoah Vienna, club che rappresenta la comunità ebraica della capitale austriaca.

La parentesi americana

Nel 1926 l'Hakoah parte in tournée negli Usa con lo scopo, tra le altre cose, di raccogliere fondi per la causa sionista. La formazione austriaca, tra le varie amichevoli, ne disputa due con il Brooklyn Wanderers e le vince entrambe. “Enrico” viene tentato dall'esperienza negli Usa, su proposta del presidente della squadra di Brooklyn, Nathan Agar, e convinto fermamente che oltreoceano non vi siano sentimenti antisemiti, aiutato inoltre dal fatto che i club calcistici della East Coast sono in mano a ricchi imprenditori ebrei.

In America resterà fino al 1930 (con una parentesi all'Hakoah Vienna nella stagione 1927/28) vestendo le maglie di tre club: Brooklyn Wanderers, Brooklyn Hakoah e Hakoah All-Stars.

Lo 'sbarco in Sicilia'

Nel 1930 in Sicilia nasce un nuovo sodalizio calcistico. La Juventus Trapani del presidente Gaetano Gionfrida, il cui principale finanziatore è il barone Francesco Adragna, inizia la parabola dal basso della Terza Divisione. I dirigenti della squadra che, curiosamente, adotta i colori nerazzurri dell'Ambrosiana-Inter, convincono Schönfeld a tornare in Italia. “Beppo” ha quasi 30 anni, non tantissimi di carriera ancora davanti a sé e approda a Trapani nel ruolo di giocatore-allenatore alla guida di un gruppo di giovani locali.

Nella stagione 1930/31 la squadra disputa un buon campionato e nell'annata successiva si ritrova ripescata in Seconda Divisione a completamento degli organici. Qui Schönfeld chiede uno sforzo ai dirigenti, giungono in nerazzurro giocatori che hanno militato nel massimo campionato come il portiere Stevan Tommei (ex Juventus e Torino), il centrocampista Giuseppe Gobetti (ex Juve) e l'attaccante Eligio Nelva (ex Torino). La squadra, impostata secondo i dettami del calcio danubiano all'epoca dominante in Europa, quasi un corpo estraneo in un calcio randellato e primordiale su campi polverosi di provincia, stupisce tutti, vincendo il proprio girone senza la macchia di una sconfitta e ritrovandosi pertanto in Prima Divisione.

Le ultime stagioni italiane

Il rapporto di Schönfeld con il club siciliano proseguirà fino al 1935, con la sola parentesi dell'inizio stagione 1933/34 quando era stato sostituito da Attilio Buratti (secondo quanto riportato dal giornalista e scrittore trapanese Franco Auci, il tecnico austriaco era stato accusato di non curare il settore giovanile locale, ndr), ma era tornato sulla panchina nerazzurra a stagione in corso dopo l'esonero di quest'ultimo, causa il cattivo rendimento della squadra. L'annata migliore è senza dubbio l'ultima, targata 1934/35 in cui la Juventus Trapani termina il campionato di Prima Divisione al secondo posto e viene ammessa alla neonata Serie C che aprirà i battenti nella stagione successiva.

Per problemi economici, però, la società rinuncerà al torneo: nel breve volgere di pochi mesi, nel 1936, si metterà la parola fine alla storia della Juve nerazzurra. La storia di Schönfeld in Italia era però già stata conclusa: nel 1935, complice una situazione che sta diventando problematica per gli ebrei, lascia il paese e di lui si perdono le tracce più o meno fino ai primi anni '50, quando torna in Austria per allenare una formazione di profughi ebrei. Nel 1953 si trasferisce definitivamente in Canada, muore a Toronto all'età di 76 anni nel 1976.

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