Meno di un mese fa, lo scorso 30 ottobre, il mondo del calcio aveva celebrato i sessant'anni di Diego Maradona. Oggi, 25 novembre, è arrivata la tragica notizia della sua morte a causa di un arresto cardiaco. Qualche giorno dopo il suo compleanno era stato operato d'urgenza al cervello in Argentina per la rimozione di un ematoma subdurale il cui decorso, pur nelle difficoltà delle sue condizioni di salute già precarie, sembrava comunque procedere nel migliore dei modi. Si trovava nella propria abitazione a Tigre dove era seguito dai medici 24 ore al giorno e, intorno alle ore 12 locali, ha avuto un arresto cardiaco.

I tentativi dell'equipe medica di rianimarlo e quelli successivi del personale delle ambulanze si sono purtroppo rivelati inutili, il suo cuore ha smesso definitivamente di battere. La notizia, diffusa inizialmente dal Clarin e dalla CNN, ha fatto rapidamente il giro del mondo, sgomento e tristezza da parte di coloro che lo conoscevano personalmente e che hanno avuto la fortuna e il piacere di allenarlo, giocare con lui o affrontarlo. Tra i tanti commenti quello del fuoriclasse che condivide con lui la palma del GOAT del calcio in una diatriba tra tifosi dell'uno o dell'altro che durerà per sempre. "È triste perdere amici in questo modo, ma sicuramente un giorno giocheremo insieme a calcio in cielo", ha dichiarato Pelé. O'Rey ha compiuto 80 anni lo scorso ottobre, una settimana prima del compleanno di Maradona.

Bruscolotti: 'Napoli perde un figlio'

Tra le prime dichiarazioni a caldo quelle di Luis Cesar Menotti, il Ct che lo fece esordire in nazionale nel 1977 a poco più di 16 anni. "Impossibile dire qualcosa - ha detto El Flaco in una breve intervista a TyC Sports - e non ci sono parole che servano, sono devastato. Lo conosco da quando aveva 15 anni, conoscevo la sua famiglia, non posso crederci.

È terribile, dopo tutto quello che era riuscito a superare". Letteralmente distrutto anche Giuseppe Bruscolotti, storico capitano del Napoli e compagno di Maradona nella squadra che vinse il primo scudetto nella stagione 1986/87. "Per me era come un fratello - ha detto l'ex difensore - e abbiamo avuto un rapporto incredibile. Napoli perde un figlio che gli ha dato tanto".

Raggiunti dall'Adnkronos anche Ottavio Bianchi, allenatore di quel Napoli e un altro ex compagno di squadra, Bruno Giordano: ambedue si sono dichiarati "troppo sconvolti per parlare".

Ferlaino: 'Ai geni non si può chiedere di essere uomini comuni'

"I giornali dicevano che stava meglio, questa notizia ci coglie tutti impreparati". Con queste parole Corrado Ferlaino commenta la notizia della morte di Diego Maradona, lui che fu l'artefice del colpo di calciomercato del XX secolo con l'acquisto del fuoriclasse argentino dal Barcellona. "Napoli lo piange - aggiunge l'ex patron azzurro ai microfoni di Sky Sport - perché è stato tanto per Napoli e per il Napoli. Lui era un genio e ai geni non si può chiedere di essere uomini comuni. Al Napoli ha portato due scudetti, io non so se il Napoli vincerà ancora il campionato, so solo che gli ultimi li ha vinti con Diego".

Profondamente addolorato anche Luciano Moggi che del Napoli di Maradona era il direttore generale: "Era persona eccezionale e gli volevo bene, impossibile non volergliene. Sapeva dare tutto di se stesso agli altri. Sono sconvolto".

Franco Baresi: 'È stato un onore per me affrontarti'

Tra le dichiarazioni anche quelle di coloro che lo hanno affrontato, Franco Baresi lo sfidò varie volte negli esaltanti duelli tra Napoli e Milan a cavallo tra gli anni '80 e '90. "Mi piange il cuore, è stato un onore affrontarti, avevi un cuore grande, continuerai a fare magie e a regalare gioia ed emozione per sempre, ciao Diego". In tanti in queste ore hanno voluto esprimere il loro cordoglio, Sandro Mazzola lo ha definito "un uomo brillante e simpaticissimo.

Era troppo giovane per morire", mentre per Fabio Capello "è il più grande di sempre insieme a Pelé e Messi".

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