Oltre vent'anni di carriera da professionista, tante cose da raccontare per Lothar Matthäus che, in occasione delle sessanta candeline, ha concesso una lunga intervista a Kicker. Le curiosità e gli episodi del cammino sono davvero numerosi, a iniziare dalla sua affermazione con la maglia del Borussia Mönchengladbach e il suo passaggio al Bayern che i tifosi del Gladbach non gli hanno mai perdonato. Poi l'Inter e l'Italia che lui definisce come un esame di laurea. "In quel periodo il campionato italiano era il migliore del mondo", afferma senza mezze misure sottolineando che grazie all'esperienza nella nostra Serie A lui e diversi suoi connazionali sono cresciuti a tal punto da trascinare la nazionale al terzo titolo mondiale.

Tra gli aneddoti, ne rivela uno in particolare: nei primi anni '80 era seguito dalla Juventus.

'Heynckes mi trasformò da attaccante a centrocampista difensivo'

La trafila nel settore giovanile del Fussball Club Herzogenaurach in cui Lothar inizia a muovere i primi passi calcistici all'età di 9 anni. Nel 1979 il provino con uno dei club più celebri di Germania, il Borussia Mönchengladbach. "Quando arrivai - racconta Matthäus - il Gladbach aveva appena vinto la Coppa Uefa battendo in finale la Stella Rossa Belgrado. Jupp Heynckes era venuto a vedermi in una partita dell'Herzogenaurach in cui feci due gol e, probabilmente, fu questo che lo convinse. Poi in realtà mi ha trasformato da attaccante a centrocampista difensivo e il mio compito era quello di montare la guardia ai registi, ai centrocampisti offensivi".

Heynckes che fu fondamentale nei primi anni della sua carriera. "Sono stato fortunato ad avere sempre l'allenatore giusto al momento giusto, Jupp mi ha dato fiducia preferendomi a giocatori più esperti, mi ha lanciato e mi ha anche preso a calci nel c... quando facevo sciocchezze tipiche da giovane e non avevo una grande disciplina".

Ma è stato soltanto uno dei suoi grandi allenatori. "Udo Lattek era una figura paterna e con noi usava la carota, ma anche il bastone. Giovanni Trapattoni è stato molto importante per me in Italia mentre Franz Beckenbauer si è fidato di me in nazionale, tutti mi hanno dato qualcosa".

'La Juventus mi seguiva quando avevo 20 anni'

Oltre agli allenatori giusti, Lothar Matthäus evidenzia di aver fatto anche le scelte giuste nei suoi trasferimenti ad altre squadre. "Avevo tante offerte ogni anno, quando avevo 20 o 21 anni potevo passare alla Juventus che mi seguiva, ma non mi sentivo pronto per il calcio italiano anche se avrei potuto guadagnare molto di più. Nel 1984 invece c'erano diversi club che mi volevano in Germania, Ho scelto il Bayern perché volevo vincere titoli e ho avuto ragione: dal 1984 al 1987 ho vinto tre volte di fila la Bundesliga".

'Italia? Era il campionato più competitivo del mondo'

Nell'estate del 1988 il suo trasferimento all'Inter con la quale vince subito lo scudetto.

"Il trasferimento all'Inter è stato il momento più formativo della mia carriera, perché quello italiano era il campionato più competitivo del mondo. Ero molto esaltato dalla mia nuova esperienza, giocavo a San Siro dove a vederci c'erano sempre 70mila persone. L'amore degli italiani per il calcio è qualcosa di speciale e io penso che l'Italia sia servita a me, Andreas Brehme, Jurgen Klinsmann, Rudy Voeller e Thomas Berthold per migliorare come calciatori, perché settimana dopo settimana competevamo con i migliori del mondo. Credo che l'esperienza italiana sia stata fondamentale per tutti noi, per portare al titolo mondiale la nazionale nel 1990. Io in Italia mi sento ancora a casa e il soprannome "Il grande Lothar" (lo dice in italiano) è rimasto con me".

Con il senno del poi c'è solo un'esperienza che avrebbe voluto fare lontano dall'Italia. "Nel 1991 mi voleva il Real Madrid, avevo incontrato il presidente Mendoza a Ginevra ed eravamo già d'accordo, per avermi avrebbero sborsato 18 milioni di marchi. Ma ci furono contrasti tra Inter e Real per Ivan Zamorano (ironia della sorte, in futuro vestirà entrambe le maglie, ndr) e dunque la trattativa per il mio passaggio a Madrid saltò".

'La delusione più forte? La finale della Coppa di Germania del 1984'

Matthäus ha vinto praticamente tutto in carriera, ma tra i trofei più prestigiosi gli manca la Coppa dei Campioni. Due finali disputate nel 1987 e 1999, ambedue perse dal Bayern e la seconda, in particolare, in circostanze quasi rocambolesche (la clamorosa rimonta che i bavaresi subirono dal Manchester United in pieno recupero, dopo essere stati in vantaggio 1-0 per 84 minuti, ndr).

"Sembrerà strano, ma posso convivere con entrambe le delusioni. La partita che vorrei rigiocare è invece la finale di Coppa di Germania del 1984 che il Gladbach perse ai rigori contro il Bayern. Quel rigore sbagliato mi scatenò addosso la rabbia dei tifosi che mi videro come un 'traditore', considerato che la stagione successiva sarei passato al Bayern". Un fantasma che a quanto pare lo perseguitava anche in occasione della finale dei Mondiali di Italia '90 tra Germania e Argentina quando, pur essendo il rigorista principale, lasciò il 'peso' dagli undici metri a Andy Brehme. "Non fu certamente paura della responsabilità, avevo gli scarpini nuovi più grandi di una mezza taglia e un brutto presentimento, come sei anni prima con il Gladbach quando non volevo calciare perché avevo giocato male e mi ero anche infortunato al gomito.

Allora Jupp Heynckes mi chiese di farlo e lo feci, ma nel 1990 non volevo mettere a rischio il successo dell'intera Germania. Se avessi sbagliato non me lo perdonerei ancora oggi, credo sia stata la decisione più intelligente della mia vita".