Atalanta Juventua 3-0 (Coppa Italia, quarti, 5 febbraio 2026): la Dea passa con Scamacca su rigore al 27' (mano di Bremer dopo VAR), poi la chiude nel finale con Sulemana al 77' e Pasalic all'85'. Juventus eliminata, Atalanta in semifinale: nella cronaca della partita, diventano importanti episodi, sprechi e rotazioni.

Juventus: il piano iniziale e il rigore che sposta il gioco

La Juve parte con più possesso, prova a prendere campo e a mettere ritmo. L'occasione migliore del primo tempo è per Conceicao, prima respinto e poi fermato dalla traversa.

L'Atalanta resta dentro la partita, non si scompone e aspetta la svolta: al 25' l'arbitro va al monitor, al 27' arriva il penalty e Scamacca non sbaglia. Da lì il match cambia faccia: la Juve continua a spingere ma perde precisione negli ultimi sedici metri, l'Atalanta azzera i rischi e difende l'area con più ordine.

Moduli e scelte: 4-2-3-2 contro 3-4-2-1

Nella cronaca di Juventus Atalanta, conta anche la lavagna: Spalletti apre col 4-2-3-1 (Perin; Kalulu. Gatti, Bremer, Kelly; Locatelli-Thuram; Conceicao, McKennie, Cambiaso; David), mentre i bergamaschi vanno di 3-4-2-1.

I cambi: Spalletti cambia i titolari, ma non l'inerzia

Al 64' Spalletti cambia i titolari davvero: toglie Gatti e inserisce Boga, scelta aggressiva per aggiungere uno contro uno e spinta, anche a costo di scoprirsi.

Al 74' arriva un altro doppio cambio (dentro Holm e Koopmeiners), ma la sensazione è che la Juventus stia cercando la soluzione senza trovare la giocata pulita: l'Atalanta chiude le linee centrali e obbliga a cross e seconde palle. Poi, all'80', i nomi che pasano nel dibattito: Zhegrova prende il posto di Conceicao e Openda entra per Cambiaso. Sono minuti importanti: due seconde linee chiamate a entrare a freddo, con la gara già scivolata verso l'Atalanta.

Il messaggio sulle gerarchie: fiducia e diffidenza

È qui che il tema "di chi si fida e di chi no", Spalletti, diventa concreto. L'altra Juventus, quella di Openda e Zhegrova viene chiamata solo nel finale, quando serve un colpo di teatro. È un uso che racconta prudenza: Spalletti protegge l'equilibrio finché può e, quando deve rischiare, rischia tardi.

Tradotto: Spalletti cambia i titolari, ma Openda e Zhegrova restano ancora un'opzione "da inseguimento", non un pilastro della gestione.

Il colpo nel finale

La Juventus forza, l'Atalanta regge e punisce. Al 77' arriva il 2-0: discesa sulla destra, cross sul secondo palo e zampata di Sulemana. A quel punto i bianconeri si allungano, la difesa va in apnea sulle ripartenze e all'85' arriva il tris di Pasalic, appena entrato. Nella cronaca della partita il risultato diventa severo, in quanto arriva dopo un lungo tratto in cui la Juve aveva tenuto palla, ma senza trasformare la superiorità territoriale in goal.

Conseguenze: Coppa sfumata e febbraio da gestire

La sconfitta diventa importante perché la Coppa era la strada più corta verso un trofeo e perché arriva in un mese pieno di impegni.

In Serie A la squadra era risalita in zona Champions dopo il 4-1 di Parma, ma la Juventus della Coppa Italia si ferma ai quarti. Da questo momento in poi, ogni rotazione diventa un test: Spalletti cambia i titolari e pretende delle risposte sicure e repentine, altrimenti l'etichetta L'altra Juve, si trasforma in un problema piuttosto che in una risorsa.