Pep Guardiola, tecnico del Manchester City, ha ribadito con fermezza il proprio diritto a intervenire su questioni umanitarie ogni volta che “persone innocenti vengono uccise” nel mondo. Lo ha fatto rispondendo alle critiche mosse dai rappresentanti della comunità ebraica di Manchester, che avevano invitato l’allenatore a concentrarsi esclusivamente sul calcio.
La risposta alle critiche
“Perché non posso esprimere ciò che provo? Solo perché sono un allenatore?” ha domandato Guardiola, sottolineando il suo diritto a parlare anche al di fuori del campo.
Ha poi chiarito: “Quello che ho detto, in sostanza, è stato: quanti conflitti ci sono nel mondo? Molti. Li condanno tutti. Persone innocenti vengono uccise, condanno tutto questo. Non ho detto che un Paese sia più importante di un altro, no. Se non capite il mio messaggio, va bene”.
Una posizione umanitaria, non politica
Il tecnico ha precisato che la sua presa di posizione non ha natura politica, ma è una difesa della vita umana ovunque i civili soffrano. Ha citato conflitti in diverse aree del mondo: “il genocidio in Palestina, quello che è successo in Ucraina, quello che è successo in Russia, quello che è successo in tutto il mondo, in Sudan, ovunque”. Inoltre, ha ricordato di aver tenuto un discorso a sostegno dei bambini palestinesi nella sua regione natale, Barcellona.
Il contesto delle critiche
Le sue dichiarazioni hanno suscitato reazioni contrastanti. Il Consiglio Rappresentativo degli Ebrei della Greater Manchester ha scritto su X che “Guardiola è un allenatore di calcio. Anche se le sue riflessioni umanitarie derivano da buone intenzioni, dovrebbe concentrarsi sul calcio”. L’istituzione ha inoltre criticato la mancanza di un suo sostegno pubblico dopo l’attacco terroristico dell’ottobre 2025 alla sinagoga di Heaton Park a Manchester, in cui due fedeli hanno perso la vita.
Un richiamo globale
In conferenze stampa successive, Guardiola ha espresso profonda angoscia per le tragedie umanitarie in corso, citando conflitti in Sudan, Ucraina, Palestina e altri luoghi.
Ha sottolineato che l’accesso immediato alle immagini dei conflitti rende impossibile ignorare la sofferenza dei civili e ha affermato che “proteggere la vita umana dovrebbe essere una priorità”. Ha promesso di continuare a usare la sua visibilità per promuovere giustizia e compassione.