La nazionale femminile di calcio iraniana è rientrata in patria, dopo che alcune delle sue componenti avevano precedentemente richiesto asilo in Australia. Il gruppo, composto da quattro giocatrici, tra cui il capitano Zahra Ghanbari, e un membro dello staff tecnico, ha completato il viaggio attraversando il valico di frontiera turco-iraniano di Gürbulak. Le atlete, riconoscibili dalle tute della nazionale, sono salite a bordo di un autobus diretto al confine dopo essere atterrate all’aeroporto di Igdir, situato nella Turchia orientale.

Il percorso di rientro è stato complesso e articolato.

Dopo aver partecipato alla Coppa d’Asia in Australia, le giocatrici erano giunte a Kuala Lumpur, in Malesia. Da lì, hanno fatto scalo in Oman e successivamente a Istanbul, prima di raggiungere la Turchia orientale e, infine, il confine con l’Iran. La decisione di fare ritorno è maturata in seguito al ritiro delle domande di asilo che erano state presentate in Australia.

Le reazioni ufficiali e il contesto politico in Iran

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha pubblicamente elogiato le calciatrici e lo staff tecnico, definendole “figlie della nazione” e sottolineando l’abbraccio del “popolo iraniano” al loro rientro. Ghalibaf ha inoltre affermato che le atlete hanno “deluso i nemici” della Repubblica islamica, dimostrando resistenza “all’inganno e all’intimidazione degli elementi anti-iraniani”.

La vicenda ha avuto inizio quando sette membri della nazionale – sei giocatrici e un membro dello staff – avevano richiesto asilo in Australia. Tale richiesta era scaturita dopo essere state accusate di tradimento in patria per essersi rifiutate di cantare l’inno nazionale prima di una partita, un episodio avvenuto nel contesto della guerra Iran-Israele. Alla fine, solo due giocatrici hanno scelto di rimanere in Australia.

Il quadro internazionale e le implicazioni

Le giocatrici che hanno deciso di restare in Australia, Fatemeh Pasandideh e Atefeh Ramezanisadeh, si stanno attualmente allenando con il club Brisbane Roar. Il gesto di non cantare l’inno nazionale durante la prima partita della Coppa d’Asia era stato interpretato da alcuni come un atto di protesta o di lutto.

Tuttavia, le calciatrici non hanno mai rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito alle loro motivazioni. Nelle due partite successive, l’inno è stato regolarmente cantato.

Il primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha rilasciato una dichiarazione rassicurante, affermando che il Paese “accoglie i suoi figli a braccia aperte e il governo garantisce la loro sicurezza”, cercando così di minimizzare i timori per l’incolumità delle atlete rientrate. L’intera vicenda ha catalizzato l’attenzione internazionale, anche in considerazione del clima di tensione legato alla guerra Iran-Israele e delle pressioni politiche interne a cui le sportive sono state sottoposte.