Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha espresso significative perplessità riguardo le modalità di avvio del progetto legato alla candidatura di Giovanni Malagò per la presidenza della FIGC. Durante il premio Bearzot, organizzato da US Acli, Abete ha dichiarato senza mezzi termini che il progetto è "partito male", non tanto per i contenuti programmatici proposti, quanto piuttosto per le figure e le dinamiche coinvolte nel processo decisionale iniziale. Ha sottolineato con forza l'importanza cruciale di un incontro preventivo e inclusivo tra tutte le componenti federali prima di procedere con qualsiasi candidatura ufficiale.

Abete ha ribadito la sua piena disponibilità a lavorare per individuare un candidato che possa ottenere un consenso ampio e trasversale tra tutte le componenti della Federazione. Al contempo, ha chiarito che sarebbe pronto a ritirare la propria eventuale candidatura qualora non si riuscisse a trovare un'intesa condivisa e unanime. La sua posizione evidenzia la necessità di un confronto aperto e trasparente, ritenuto indispensabile per garantire la massima rappresentatività e legittimità all'interno della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

La candidatura di Abete e la sfida a Malagò

In questo scenario, Giancarlo Abete ha ufficialmente confermato la sua candidatura alla presidenza della FIGC, emergendo come il primo e diretto sfidante di Giovanni Malagò, il quale ha già ricevuto l'appoggio esplicito della Lega Serie A.

Abete, che vanta una pregressa esperienza alla guida della Federazione dal 2007 al 2014, ha annunciato l'intenzione di chiedere al consiglio di amministrazione della Lega Nazionale Dilettanti di concedergli la stessa autorità e il medesimo supporto che la Serie A ha garantito a Malagò. Ha inoltre enfatizzato la sua convinzione che sarebbe stato preferibile adottare un "metodo diverso" per la selezione dei candidati, privilegiando una discussione approfondita sulle questioni e sulle strategie future prima di focalizzarsi sulle singole persone.

Abete ha esteso un invito esplicito anche ad altri settori tecnici e alle diverse leghe affinché esprimano le proprie posizioni e opinioni, evidenziando che la sua non intende essere una corsa isolata, ma un percorso condiviso.

Nel contesto elettorale della FIGC, i voti della Lega Nazionale Dilettanti costituiscono una quota significativa, pari al trentaquattro per cento del totale, mentre quelli della Serie A rappresentano il diciotto per cento. Per essere eletti alla presidenza della FIGC è indispensabile ottenere la maggioranza assoluta, ovvero il cinquanta per cento più uno dei voti totali.

Il contesto elettorale e le dinamiche federali

Il dibattito in corso sulle candidature alla presidenza della FIGC si inserisce in un momento di elevata attenzione e scrutinio sulle dinamiche interne della Federazione. La richiesta avanzata da Giancarlo Abete di un confronto esteso a tutte le componenti federali riflette una chiara volontà di promuovere un "processo decisionale più inclusivo" e ampiamente condiviso.

La presenza di più candidati in lizza e l'obbligo di raggiungere una maggioranza assoluta per l'elezione conferiscono alla competizione un'importanza strategica e un significato profondo per il futuro assetto e le direzioni del calcio italiano. La posta in gioco è alta, e l'esito di questa contesa elettorale avrà ripercussioni significative sull'intera struttura del movimento calcistico nazionale.